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Intesa fa il pieno di azioni Ubi Messina: “Siamo tutti vincitori”

L’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su Ubi banca chiude sopra tutte le previsioni: il 90,21% degli azionisti della quarta banca italiana ha deciso di aderire alla proposta di incorporazione lanciata a metà febbraio. Tanta grazia costerà all’offerente fino a 400 milioni in più, perché la normativa – e qui per una manciata di titoli – obbliga al superamento del 90% a lanciare un’offerta pubblica di acquisto residuale, alle stesse condizioni dell’Opas conclusa. Anzi migliori, perché chi vuole potrà farsi pagare in contanti il prezzo medio di Ubi delle ultime cinque sedute da ieri (-4,49% a 3,423 euro). Un risultato frutto anche della scelta di Consob di estendere di due giorni l’Opas per consentire ai piccoli soci Ubi di informarsi.
«Portiamo a termine un’operazione che ci vede tutti vincitori: grazie alla decisione – di cui siamo orgogliosi – del 90,21% degli azionisti Ubi di entrare a far parte di Intesa Sanpaolo, daremo vita a una nuova realtà in grado di rafforzare il sistema finanziario italiano e ricoprire un ruolo di leader nello scenario bancario europeo», ha detto l’amministratore delegato dell’offerente, Carlo Messina, per il quale la banca «sarà il pilastro della fase di ripresa che il Paese si pone come principale obiettivo».
Le adesioni di mercoledì (75,68%), non rendevano l’ipotesi di Opa residuale probabile. Ma dietro le quinte si racconta che Intesa abbia avuto «un atteggiamento di piena disponibilità» a raccogliere tutte le possibili adesioni, e i consulenti di Equita, che con il global coordinator Mediobanca hanno inciso sul dato finale, hanno intercettato molte controparti tra istituzionali e arbitraggisti. Proprio fondi passivi e arbitraggisti hanno apportato pacchetti rotondi ieri.
Ora fuori dall’offerta c’è solo un 3-4% di piccoli soci e il 5,5% che il fondo Parvus gestisce in via indiretta. Tra i titoli non consegnati ci sono anche i 700 mila dell’ad di Ubi Victor Massiah, che con coerenza ha sostenuto per mesi la «inadeguatezza» dell’offerta rivale, innescando il rilancio in contanti di luglio. È probabile che lunedì, dopo il cda sui conti, il capo di Ubi dal 2008 faccia un passo indietro. Ieri il rivale Messina gli ha rivolto parole pacificatrici, senza nominarlo: «Ubi è una banca ben amministrata per qualità del bilancio, impegno nell’economia reale e sostenibilità, grazie al lavoro svolto dal cda, dal consigliere delegato e dai manager. Contiamo sul personale di Ubi, che nei prossimi mesi sarà mia priorità valorizzare, per dar vita a un gruppo capace di affrontare le nuove sfide: l’avere avviato, primi in Europa, una nuova fase di rafforzamento del settore bancario è la dimostrazione di come il nostro Paese possa giocare da protagonista in campo internazionale ».
L’Opa residuale, non prima di settembre, aggiunge una tappa all’agenda pronta: e altri titoli serviranno per pagarla (qui pare allo studio un riacquisto di azioni). La settimana prossima Intesa chiederà di convocare l’assemblea – tra settembre e ottobre – per il nuovo cda di Ubi di sua nomina. Entro fine anno saranno ceduti 532 sportelli di Ubi a Bper, e l’assemblea di bilancio 2021 dovrebbe votare la fusione.
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