Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Intesa, piano sofferenze al via Maxi accantonamenti in vista

Le valutazioni sono ancora in corso. E probabilmente il punto finale si metterà solo nei prossimi mesi. Ma è certo che in casa Intesa Sanpaolo avanza con forza il cantiere relativo alla cessione dei crediti deteriorati, mentre in parallelo procede l’integrazione della rete Ubi.

La banca guidata da Carlo Messina sta infatti lavorando in vista della riduzione di uno stock di prestiti che, complice l’acquisizione dell’ex popolare, è inevitabilmente lievitato, salendo da 29 a 35,6 miliardi lordi (pari a 17 netti). Di quanto si ridurrà questo ammontare lo si capirà entro l’anno. Le ipotesi che circolano sul mercato, riportate nei giorni scorsi da Bloomberg, parlano di un perimetro complessivo oggetto di potenziale cessione pari a 12 miliardi lordi. Un numero che, va detto, è ancora da fissare con precisione, anche in termini di mix d’origine: al momento l’ipotesi che circola è che circa 5 miliardi arrivino dall’eredità Ubi, mentre sulla porzione restante di “competenza” di Intesa Sanpaolo è in corso un affinamento interno.

Se è vero che sulle modalità delle dismissione si sta ancora ragionando (ci sarà da attendere i primi mesi del 2021), già sul bilancio 2020 si vedranno gli effetti di questa mossa. In vista della dismissione, la banca utilizzerà infatti come noto parte del badwill (pari a 3,2 miliardi complessivi) generato dall’acquisizione di Ubi. E così facendo metterà già sui conti di quest’anno le rettifiche di valore dei crediti, in particolare di quelli Ubi, svalutandoli a prezzo di mercato visto che li destinerà a futura dismissione. L’operazione, come ha ricordato il ceo Messina nel corso della presentazione dei conti trimestrali, sarà fatta senza costi per gli azionisti. E soprattutto consentirà di abbattere con decisione l’Npl ratio, che oggi è pari al 3,5% in termini netti. «Nel quarto trimestre utilizzeremo parte del badwill negativo superiore alle attese per accantonamenti aggiuntivi così da aumentare la copertura e accelerare il deleveraging», ha detto nel corso della presentazione dei conti del trimestre il ceo Carlo Messina. Che ha dato anche un’idea di quella che potrebbe essere la traiettoria di massima. «Aggiungendo, grazie a questo scudo magico, 1,8 miliardi di accantonamenti ai dati di settembre la copertura sarebbe aumentata a oltre il 57% e l’Npl net ratio sarebbe sceso al 3%».

L’accelerazione sul fronte della pulizia di bilancio porterebbe Intesa ai livelli delle best-in-class in Europa in termini di Npe ratio. E ciò sarebbe un fattore importante a supporto della volontà della banca di erogare agli azionisti il dividendo 2020 (accantonato a riserva causa Covid-19), sia quella del 2021. Anche perchè il tutto verrebbe accompagnato da un elevato livello di patrimonializzazione.

Si vedrà, anche perchè l’ultima parola l’avrà la Bce, che deciderà solo a dicembre il da farsi sul tema dello stop ai dividendi. Di certo la banca guidata da Carlo Messina ha fatto della pulizia degli attivi un mantra negli ultimi anni, tanto da aver più che dimezzato lo stock di crediti deteriorati, aumentando nel contempo la copertura. Dai 64,5 miliardi di settembre 2015, lo stock di Npl si è infatti ridotto del 55%, a quota 29 miliardi (13,2 netti), escludendo l’impatto di Ubi: il che si traduce in una riduzione di 7 miliardi l’anno tramite recuperi e cessioni, realizzate anche tramite le due partnership strategiche strette con Intrum e Prelios. Proprio di ieri è un’altra operazione, appena realizzata con Banca Ifis, a cui è stato ceduto un portafoglio di deteriorati unsecured per complessivi 553 milioni di euro di valore nominale.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Entra nel vivo la gara per la conquista di Cedacri, società specializzata nel software per le banch...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Monte dei Paschi di Siena ha avviato ieri un collocamento rapido di azioni, pari al 2,1% del capi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il giorno dopo il lancio dell’Opa da parte di Crédit Agricole Italia, il Creval valuta le possibi...

Oggi sulla stampa