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Intesa, parte la gestione di Messina

La prima giornata di Intesa Sanpaolo post Cucchiani non è stata una passeggiata a Piazza Affari, dove Ca’ de Sass ha perso il 3,5%. Però, visto il trattamento subìto ieri in Borsa dai bancari e l’indiscusso feeling con i mercati di cui godeva Enrico Cucchiani il lunedì nero in un certo senso era messo in conto. E probabilmente, ragionavano ieri sera fonti vicine alla banca, avrebbe potuto essere anche nerissimo se non fosse arrivato il blitz domenicale a fare chiarezza e chiudere una partita che rischiava di impantanarsi a un passo dal traguardo, come peraltro dimostrano le lunghe trattative (si veda l’articolo a lato) per definire l’uscita dello stesso Cucchiani. Che chiuderà i due anni in banca con 3,6 milioni di buonuscita e altri sei mesi di stipendio da dg, per un totale di circa 4,5 milioni.
Dopo aver annunciato l’avvicendamento verso la mezzanotte, ieri mattina la banca ha deciso di precisarne le ragioni. Spiegando, in un breve comunicato, che dietro alla scelta di sostituire Cucchiani con Carlo Messina, fino a ieri direttore generale vicario, c’era «la necessità per la banca di un maggior grado di incidenza sulle dinamiche operative aziendali e di raccordo delle azioni strategiche e gestionali, al fine di accelerare l’effettiva realizzazione delle potenzialità del gruppo». In sostanza, il vertice della banca ha precisato che ora si attende da Messina, uomo che conosce bene la “macchina”, quello che più si rimproverava a Cucchiani, cioè una certa scollatura con i manager del gruppo e la tendenza a privilegiare azioni e messaggi di ampio respiro, tipici forse di un presidente più che di un ceo, rispetto all’operatività day by day.
Ora a Messina toccherà riavvicinare la struttura al vertice senza abbassare la guardia sul mercato. La settimana prossima il nuovo consigliere sarà a Washington per gli Annual meetings del Fondo Monetario internazionale, ma intanto dal nuovo ceo si attende un’accelerazione sul piano per la Banca dei Territori e una prima riorganizzazione delle prime linee del management, con una probabile valorizzazione, tra gli altri, di Gaetano Miccichè, responsabile del corporate, con il quale – fanno notare fonti interne alla banca – i rapporti sono stretti.
Altro tema caldo, la governance. Materia, questa, più dei consigli che del ceo, di cui si è già accennato domenica sera durante il CdS e si sarebbe parlato anche ieri nell’incontro, peraltro non confermato dai diretti interessati, che si sarebbe svolto tra i presidenti delle cinque Fondazioni che insieme controllano il 25% della banca (
Compagnia di San Paolo, Cariplo, Cariparo, CrFirenze e Carisbo). L’intenzione è quella di riaprire il cantiere della governance per ritornare al sistema tradizionale cancellando il duale: domenica sera se ne è fatto cenno ma senza adottare delibere in tal senso, oggi il tema finirà senz’altro sul tavolo della Gestione e della Sorveglianza, convocate da tempo. Se l’obiettivo pare condiviso da tutti i grandi soci, restano da fissare i tempi di attuazione: c’è chi opterebbe per rinviare l’entrata in vigore del nuovo statuto con la fine del mandato, nel 2016, chi invece preferirebbe un cambiamento in corsa già l’anno prossimo o nel 2015. Si vedrà già stasera, o più probabilmente nelle prossime settimane quando le Fondazioni riprenderanno il confronto.
Intanto, a puntare il dito contro la buonuscita di Cucchiani ieri sono stati i segretari Massimo Masi della Uilca e Giuliano Calcagni della Fisac-Cgil. Il primo ha stigmatizzato la scelta come una «vergogna intollerabile» mentre il secondo l’ha definita «scandalosa» alla luce di «solo 21 mesi dalla sua nomina».

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