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Intesa: «Non rivedremo le linee di credito delle venete»

Nessuna indicazione precisa di rivedere gli affidamenti. La revisione delle linee di credito non ci sarà. Almeno fino al momento – nel febbraio prossimo – della migrazione completa della clientela delle due ex popolari Veneto Banca e Popolare di Vicenza nel sistema di Intesa Sanpaolo. La rassicurazione arriva direttamente da Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori: «Nel caso di affidamenti plurimi – ha detto ieri il manager in occasione di un incontro voluto da Confindustria Veneto nell’ambito del consiglio di presidenza, proprio per avere un confronto sui temi dei multiaffidamenti, ma anche del calcolo del rating e di quali leve di investimento Intesa Sanpaolo può mettere a disposizione delle aziende venete -, non abbiamo dato indicazioni di rivedere le linee di credito. Se ci sono casi problematici li gestiremo singolarmente, ma al momento non c’è nulla». A monitorare la situazione sarà un Tavolo periodico di confronto la cui creazione è stata siglata proprio in occasione dell’incontro di ieri. «Si tratta di uno strumento che permetterà alla federazione regionale e alle associazioni territoriali di portare con cadenza periodica le istanze delle imprese all’attenzione dell’istituto – ha commentato il presidente di Confidustria Veneto Matteo Zoppas -. Le aziende del territorio hanno bisogno di contare sul credito, in questo momento in cui sembrano intravedersi timidi segnali di ripresa».
Sullo sfondo resta però aperta la definizione del perimetro dei crediti che non dovessero risultare in bonis, che Intesa considererebbe a rischio e su cui è partita ufficialmente ieri la due diligence. Gli accordi dettati dal decreto di giugno prevedono che questi crediti possano essere restituiti alla liquidazione delle vecchie banche fino ad un massimo di 6,3 miliardi. «È stato nominato un pool di advisor, la due diligence sarà completata entro ottobre», ha annunciato Barrese.
C’è poi il tema della massa di crediti deteriorati delle due venete, circa 8,4 miliardi (che corrisponderebbe a circa 40mila posizioni tra aziende e privati), che sono tuttora nel perimetro delle Lca (liquidazione coatta amministrativa), ma la cui gestione non è ancora partita e su cui è possibile intervenga Intesa come service esterno. La relazione tecnica del decreto di liquidazione presentato in Parlamento per la conversione in legge prevede la possibilità di recuperare almeno 5,4 miliardi. «Non è Intesa l’interlocutore giusto – ha tagliato corto il responsabile della Banca dei Territori -, su questo fronte non siamo attori protagonisti. La Lca valuterà con la Sga (la società di gestione degli attivi a cui, sempre entro fine ottobre, dovrebbero finire tutti i 18 miliardi di Npl lordi delle venete, ndr) quale modello adottare per la gestione dei crediti deteriorati e poi valuteremo come muoverci».

Katy Mandurino

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