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Intesa, l’utile sale a 2,7 miliardi Messina prepara l’extra-cedola

«Il ceo è pronto a pagare un extra-dividendo ai soci». Carlo Messina ieri ha specificato non solo di parlare «a titolo personale» ma anche che «bisognerà aspettare la fine dell’anno e la decisione del board al riguardo», ma il messaggio è arrivato chiaro al mercato, che dopo aver accolto non positivamente la trimestrale approvata ieri da Intesa Sanpaolo ha corretto la mira, consentendo al titolo di limare le perdite all’1,13%, ben al di sopra del -4% a cui si era portato verso metà seduta, dopo la diffusione dei conti.
D’altronde, con 2,7 miliardi di utili accantonati nei primi nove mesi dell’anno, i due miliardi di dividendi previsti dal piano industriale non possono che essere «il minimo», come ha detto ieri Messina. Nel solo terzo trimestre, la banca ha registrato 722 milioni di profitti, meno dei 940 del secondo ma più delle attese e dei 483 postati nello stesso periodo del 2014: il risultato dei primi nove mesi, il più brillante degli ultimi sette anni, vede gli utili più che raddoppiati rispetto al 2014. E pensare, si diceva, che l’accoglienza del mercato è stata decisamente fredda: «I risultati sono in linea con le attese, ma la qualità è peggiore di quanto ci aspettassimo», ha scritto a caldo Fabrizio Bernardi di Fidentiis, in uno dei primi report a commento dei conti.
Continua pagina 24 Marco FerrandoContinua da pagina 23 Barclays ha posto l’accento sui «deludenti ricavi di gruppo», e in effetti gli addetti ai lavori sarebbero rimasti sorpresi in modo particolare dall’andamento del margine d’interesse, pari a 1,91 miliardi nel trimestre, in calo del 3,2% sul periodo aprile-giugno e del 9,3% sullo stesso periodo del 2014. In conference call il ceo Messina si è soffermato a lungo sul dato, spiegando che è frutto di una serie di elementi, a partire da una politica particolarmente aggressiva sul fronte dei depositi, che ha consentito di attirare 25mila nuovi clienti di fascia “top” nel trimestre con 4 miliardi di depositi, ma ha inevitabilmente pesato sul costo del funding, dove peraltro si è fatta sentire anche la decisione di alleggerire di 4 miliardi il portafoglio BTp (ora Intesa è esposta al 52% sull’Italia nell’obbligazionario), che ha originato 40 milioni di ricavi in meno sul fronte degli interessi.
Le commissioni
Ora però ci sono 25mila clienti in più e nei prossimi mesi, ha sottolineato il manager, la banca concentrerà i propri sforzi non solo per trattenerli, ma soprattutto per spostarli sulle attività ad alto ritorno commissionale. Proprio le commissioni d’altronde, continuano a dare le maggiori soddisfazioni al gruppo: 5,5 miliardi in nove mesi (+12,6%) e 1,786 miliardi nei tre mesi (+8,4%), dato più elevato dalla nascita di Intesa Sanpaolo che vale il primato europeo e che per Messina diventano anche un buon motivo per sospendere ogni progetto non solo di quotazione (di Fideuram, così come di Eurizon nell’asset management) ma anche di acquisizione: «Stiamo andando così bene che non abbiamo bisogno di farne, anche per non distogliere le nostre persone dall’ottimo lavoro che stanno facendo». E il trend, ha preannunciato il ceo, non è destinato a cambiare nel corso del 2016, per il quale «ci aspettiamo ancora una crescita elevata» delle commissioni, al punto che tra le righe del budget sarebbe stata inserita un’espansione a doppia cifra.
I crediti e il capitale
Tra gli altri elementi significativi del trimestre, i 172 milioni di accantonamenti derivanti dalla nuova normativa sulla conversione in euro dei crediti in franchi svizzeri che riguarda le banche operanti in Croazia, dove Intesa controlla Privredna Banka Zagreb. In compenso, sul fronte delle notizie positive c’è la riduzione dei flussi di nuovi crediti deteriorati da quelli in bonis: i 4,6 miliardi di flussi netti tra gennaio e settembre, il 25% in meno del 2014, il valore più basso dal 2007, hanno consentito di portare gli stanziamenti a fronte dei rischi creditizi ai livelli del 2011 (2,38 miliardi in 9 mesi), il 32,4% in meno dello scorso anno. Una riduzione che di fatto ha consentito di “liberare” oltre 1 miliardo di risorse, e che peraltro ha lasciato invariato al 47% il livello di copertura dei crediti deteriorati (il 62,8% quello delle sofferenze). Nei nove mesi, sono stati 34 i miliardi di nuovo credito a medio-lungo termine erogati, di cui oltre 29 miliardi in Italia (+51% rispetto ai nove mesi 2014) e 23 a famiglie e piccole e medie imprese, che risultano in aumento del 66% rispetto ai nove mesi 2014.
Infine, il capitale. Al 30 settembre, tenendo conto di un miliardo e mezzo di euro di dividendi maturati nei nove mesi, il Common equity ratio pro-forma a regime è risultato pari al 13,4%, «livello top tra e maggiori banche europee», come ha sottolineato la banca in una nota. E le nuove indicazioni in arrivo dalla Banca centrale europea nell’ambito dello Srep non dovrebbero riservare brutte sorprese: «Abbiamo ricevuto una prima comunicazione informale sui nuovi requisiti di capitale», ha spiegato Messina in conference call: «Se ci confermeranno le prime indicazioni, rimarremo con un significativo eccesso di capitale. Per questo non sono affatto preoccupato».

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