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Intesa, l’utile sale a 3,3 miliardi Al vaglio acconto sul dividendo

Il miglior bilancio nei primi nove mesi dell’anno registrato dal 2008 in poi e un terzo trimestre in ulteriore accelerazione colloca Intesa Sanpaolo sui binari giusti per migliorare in questo 2019 i risultati dell’esercizio precedente in termini di utili. Da gennaio a settembre il gruppo di Ca’ de Sass ha infatti registrato profitti netti pari a 3,31 miliardi di euro raggiungendo, come ha sottolineato l’amministratore delegato Carlo Messina, «già l’82% del risultato netto dell’intero 2018».

Una performance che la Borsa ha accolto facendo salire il titolo dell’1,5% a 2,34 euro e che lo stesso Messina ha salutato con soddisfazione definendola «eccellente», anche perché conseguita in un «contesto più complesso del previsto», caratterizzato cioè da una sostanziale stagnazione dell’economia italiana e da un livello dello spread «che è iniziato a scendere soltanto dopo il primo semestre». Ma soprattutto un dato che permette all’istituto di credito di confermare la strategia di remunerazione dei soci con un pay out ratio dell’80% che prelude a un significativo dividendo cash a favore degli azionisti.

Su quest’ultimo aspetto Messina è stato possibilista circa l’eventualità di anticipare la distribuzione della cedola attraverso un acconto. «È un punto che stiamo provando ad analizzare in maggior dettaglio: potrebbe essere un’opzione, ma stiamo ancora valutando», ha ammesso il manager, rispondendo a una domanda diretta di un analista sul tema. L’obiettivo, in questo caso, sarebbe di aumentare la visibilità sulla politica dei dividendi e rassicurare al tempo stesso il mercato sulla sostenibilità del flusso.

Dalla sua parte Intesa Sanpaolo ha del resto un livello di patrimonializzazione solido e in miglioramento, ma soprattutto più che adeguato rispetto ai requisiti regolamentari. Il rapporto Cet 1 è infatti ulteriormente cresciuto di 30 punti base negli ultimi tre mesi, portandosi quindi al 14,2% e ben al di sopra del 9,4% richiesto: un buffer di 480 punti base che arriva quasi a raddoppiare i 260 punti della media dei concorrenti europei.

La solidità del gruppo passa anche attraverso una sensibile riduzione dei crediti problematici, il cui ammontare lordo si è attestato a 31,6 miliardi (14,3 miliardi netti) in calo di 7 miliardi negli ultimi 12 mesi e di 33 miliardi rispetto ai picchi del 2015, consentendo così di avvicinare, e possibilmente anche di anticipare, l’obiettivo del piano di impresa 2018-2021 (26,4 miliardi lordi e 12,1 miliardi netti). A favorire un fenomeno simile, oltre che l’accordo siglato con Prelios a fine luglio per la cessione di uno stock lordo di 2,7 miliardi di inadempienze probabili, ha contribuito una più attenta gestione dei crediti deteriorati da parte della banca, che nei primi nove mesi dell’anno ha registrato il più basso flusso lordo di sempre in un simile periodo. Le rettifiche nette su crediti sono risultate quindi in calo del 17,7% sullo stesso periodo del 2018, mentre la copertura è cresciuta al 54,8% dal 53,6% ed è proprio sull’aspetto delle riduzione organica che Messina sembra intenzionato a insistere. «L’anno prossimo avremo ancora degli addetti che lavoreranno su questo fronte», ha detto l’a.d. senza tuttavia chiudere la porta a ulteriori cessioni di sofferenze, che si potranno però fare «soltanto se vi saranno condizioni per lavorare a costo zero per i nostri azionisti».

A garantire la redditività ha contribuito pure uno stretto controllo dei costi operativi, ridotti del 2,5% rispetto a 12 mesi prima a 6,76 miliardi. Le spese per il personale sono scese dell’1,6% grazie a una riduzione di 3.500 in meno di un anno ed entro giugno 2021 sono previste 3.300 uscite addizionali già concordate con i sindacati e pienamente accantonate. «In aggiunta ci sono poi ulteriori 1.000 richieste per uscite volontarie già ricevute e da valutare, è in corso la riconversione di circa 5.000 unità delle nostre risorse e circa 2.700 unità sono state già focalizzate su iniziative prioritarie», ha specificato Messina, aggiungendo che grazie alla partnership con SisalPay, Intesa Sanpaolo potrà valutare la chiusura di «mille sportelli aggiuntivi» rispetto a quelli previsti dal piano industriale.

Sul tema della raccolta Messina ha confermato che la banca si avvarrà del nuovo round di aste Tltro della Bce «ma sicuramente per un importo inferiore rispetto al passato, probabilmente più vicino ai 50 miliardi che ai 60 miliardi» richiesti in precedenza. Non ci sarà poi da aspettarsi troppo sulle prossime emissioni, tranne probabilmente operazioni nell’area dei bond sostenibili «dove esistono molte opportunità», mentre resta particolarmente vivo il tema della gestione della crescente massa di denaro parcheggiato dai clienti sui depositi.

E proprio parlando a tal proposito, Messina ha ribadito le intenzioni manifestate qualche settimana fa dal presidente Gian Maria Gros-Pietro: «Non stiamo assolutamente valutando di applicare tassi negativi ai clienti, tutti i nostri gestori stanno anzi lavorando per trasformare i depositi in risparmio gestito, anche perché i tassi di interesse bassi e lo spread in calo giocano a favore della nostra attività di wealth management». La risposta al nuovo round di abbassamento dei tassi da parte della Bce viaggia evidentemente su un altro piano rispetto ad altri concorrenti europei .

Maximilian Cellino

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