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Intesa, l’utile oltre i 4 miliardi e Messina rilancia per il 2019

Un anno in decisa crescita, anzi il migliore come utile netto da un decennio a questa parte a quota 4,05 miliardi – che permette di proporre agli azionisti la distribuzione di un dividendo pari a 3,4 miliardi, cioè l’ 85% dell’utile, con un rendimento per azione, rispetto agli ultimi prezzi, del 10%. Sono queste le credenziali di Intesa, il cui cda ha approvato i conti 2018. Abbastanza per far confermare a Carlo Messina, parlando con gli analisti, che nel 2019 «prevediamo che il risultato netto crescerà ulteriormente» mentre «resta la priorità strategica di remunerare gli azionisti con dividendi cash sostenibili».
I conti di Intesa, nonostante un certo rallentamento nel quarto trimestre, mostrano anche una decisa solidità patrimoniale ( il Cet1 è al 13,6%, in calo di 10 punti base rispetto al trimestre precedente) e un’ottima performance sul versante dei crediti deteriorati. Nel 2018 si sono ridotti di circa 16 miliardi, mentre lo stock lordo è sceso del 29,9%. Risultati che hanno fatto dire a Messina che «sugli Npl pensiamo sia assolutamente possibile anticipare » di un anno i target 2021. Intanto, grazie al fieno in cascina, la banca ha svalutato completamente la sua quota di bond subordinato per Carige (80 milioni lordi). Colpo di freno ufficiale invece sulla possibile cessione di quote di minoranza in Eurizon: nessuna « possibile combinazione » fino a che il mercato resta così depresso.
Il buon andamento dei conti, tra l’altro, offre un argomento in più alla conferma dell’ad Carlo Messina e del presidente Gian Maria Gros-Pietro, con tutto il cda al rinnovo il 30 aprile. Dietro le quinte le Fondazioni azioniste del 18% della banca (Compagnia di San Paolo, Cariplo, Cariparo, Carisbo, Carifirenze), procedono nei preparativi, ma ci vorranno tre settimane ancora per definire i 14 nomi del listone. Quel che è pronto è il quadro di governance della lista: ieri anche Cariplo – qualche giorno dopo Firenze ha approvato il Patto di consultazione a cinque. Il documento, vincolante fino all’assemblea dove si tramuterà in patto di voto, sarà pubblicato la settimana prossima, così i soci potranno confrontarsi ufficialmente sui nomi senza rischiare accuse di “concerto” dalla Consob. A quel che si apprende Padova, Bologna e Firenze dovrebbero avere un seggio consiliare a testa, Torino e Milano sceglieranno gli altri 9, tra cui presidente e ad. Le ultime indiscrezioni vedono rafforzate le chance di conferma per Gros-Pietro. Sia perché l’economista torinese, che lunedì ha compiuto 77 anni, ha il sostegno forte del primo socio la Compagnia di San Paolo, che per consuetudine dal 2008 indica il presidente. Sia perché le alternative esplorate da Natale si stanno rivelando non impraticabili: l’ex presidente di Cdp Claudio Costamagna e il responsabile di Jp Morgan Vittorio Grilli non si sono detti disponibili, e il vice presidente della Bei Dario Scannapieco, in scadenza a breve e caldeggiato dalle Fondazioni l’estate scorsa per fare l’ad nella Cdp, non è compatibile per il rigido codice che impone un lasso di inattività di almeno 12 mesi per i dirigenti uscenti dall’istituzione.

Andrea Greco Vittoria Puledda

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