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Intesa, le fondazioni «chiamano» i fondi

L’obiettivo è quello di arrivare alle elezioni, tra un paio di mesi, con il consenso più ampio possibile sulla lista per il consiglio di amministrazione della «nuova» Intesa Sanpaolo. E sarà interessante osservare già da questa mattina geometrie e forze in campo all’assemblea chiamata a dare il via libera allo statuto che introduce, per la prima volta in Italia, il modello monistico. Nell’aula magna del nuovo grattacielo di Torino è atteso il 60% del capitale sociale, con i fondi in larga maggioranza. Dopo l’approvazione della Bce arrivata lo scorso gennaio, appare scontato il sì dei soci alla nuova governance di tipo anglosassone che prevede un consiglio unico e si qualifica, oltre che per l’alto numero di indipendenti, per la presenza di un comitato di controllo dotato di (contro) poteri rafforzati rispetto al collegio sindacale tradizionale, presieduto da un soggetto eletto dalla minoranza, quale che sia la minoranza. E non è detto che si tratti dei grandi investitori istituzionali, internazionali e non, se alla fine il loro voto incrocerà quello dei «noccioli», come vengono chiamati in gergo i soci stabili.

Il peso dei grandi investitori stranieri è già ampiamente riconosciuto dalla banca guidata da Carlo Messina (la conferma del consigliere delegato non è in discussione) e le stesse Fondazioni hanno aperto al confronto. La Compagnia di San Paolo, primo azionista singolo con il 9% circa, avrebbe contattato i principali fondi proprio in vista dell’elezione del nuovo board a 19 componenti. Alla vigilia del voto sulla governance, il presidente della Compagnia Luca Remmert sottolinea come la superbanca sia dotata «ancora una volta per primi nel Paese del modello più adatto per affrontare il futuro. Il mondo è cambiato».
L’uscita dall’operatività di Giovanni Bazoli — il padre fondatore della banca nata dalle ceneri del Banco Ambrosiano sarà nominato presidente emerito per il prossimo triennio — rende certo più complesso il passaggio al monistico e l’addio, dopo nove anni, al sistema duale del doppio consiglio.
La partita per la successione entra da oggi nel vivo dopo il passaggio formale della governance. L’ufficializzazione della candidatura è attesa in una decina di giorni, mentre il nome fin qui più quotato resta quello dell’attuale presidente del consiglio di gestione, l’economista industriale Gian Maria Gros-Pietro.
Forse perché un accordo sui nomi ancora non c’è, si punta intanto al «programma». E assume il significato di «raccomandazione» il documento che il consiglio di sorveglianza sta scrivendo ai successori. Un adempimento tecnico, ma anche l’occasione per ribadire spirito e obiettivi della «nuova» Intesa, dove un terzo dei consiglieri dovrà avere alti requisiti di indipendenza .
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