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Intesa: la nuova governance entro un anno

La nuova governance di Intesa Sanpaolo potrebbe essere pronta già in autunno o al più tardi a fine anno, in tempo utile per la scadenza del consiglio nella primavera del 2016. Giovanni Bazoli, presidente della sorveglianza e fondatore della superbanca, è chiaro nella replica al suo principale azionista, il presidente della Compagnia di San Paolo, Luca Remmert, che ha preso la parola ieri all’assemblea dei soci riunita per la prima volta nel nuovo grattacielo di Torino per esprimere «tutto l’apprezzamento» sull’impegno della commissione governance e chiedere il completamento del percorso «nei tempi e modi adeguati», garantendo così «un lineare svol-gimento dei momenti deliberativi, in primis quelli legati al rinnovamento degli organi sociali tra 12 mesi». È la prima volta di un dialogo pubblico tra il presidente della fondazione torinese e il numero uno della banca. «Un atto di trasparenza nei confronti dell’assemblea» spiega Remmert a fine lavori, notando come il 60% del capitale presente facesse capo agli investitori istituzionali stranieri. Di questi, tra l’altro, il 98% ha votato a favore della remunerazione. 
La risposta di Bazoli non si fa attendere: «Rispetteremo tutte le scadenze per convocare un’assemblea straordinaria. Abbiamo preso impegni temporali e stiamo tenendo il passo» dice in veste di presidente della stessa commissione nata in seno al consiglio di sorveglianza. «Siamo in fase di ricognizione, studiamo anche i modelli internazionali» spiega a proposito della scelta tra una correzione del dualistico o il suo superamento. «A giugno saranno presentate più proposte» annuncia Bazoli indicando tra le possibili migliorie l’efficacia della procedura del controllo rischi ed elaborazione della visione strategica». Sui rischi pone l’accento anche il presidente del consiglio di gestione, Gian Maria Gros-Pietro: «I modelli devono evolvere, spinti dal cambio della regolamentazione. Più le banche sono in grado di monitorare il rischio, minore è la dotazione di capitale richiesta dalla Bce». A quest’ultima dovranno essere sottoposte le modifiche alla governance. Il consigliere delegato Carlo Messina conferma gli obiettivi del piano al 2017 con 2 miliardi di dividendi in pagamento nel 2016 confermati «con assoluta tranquillità», dopo la cedola da 1,2 miliardi di quest’anno. «Una delle nostre caratteristiche è pagare i dividendi cash non attraverso script dividend» afferma alludendo alla scelta di Unicredit di pagare in azioni, sia pure con la possibilità di riceverlo in contanti. Sull’approdo in Borsa di alcune controllate Messina chiarisce che «oggi non abbiamo bisogno di quotazioni perché abbiamo un eccesso di capitale». Nei primi tre mesi dell’anno, Intesa ha erogato 8 miliardi di euro di credito a medio-lungo termine a famiglie e imprese. Di questi, 4 miliardi si riferiscono al solo mese di marzo, l’obiettivo è di arrivare a 37 miliardi nel 2015. Dati che per Messina confermano la banca come «il vero acceleratore dell’economia reale in Italia».

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