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Intesa, la maggioranza in assemblea ai fondi esteri

La maggioranza del capitale oggi atteso all’assemblea di Intesa Sanpaolo sarà in mano ai fondi esteri. Non è una novità per la banca, ma fa un certo effetto considerato che qui a differenza di UniCredit il nucleo storico dei soci, cioè le Fondazioni, è vivo e vegeto con il suo 23% del capitale, in gran parte in mano a Compagnia di San Paolo (9,3%) e Cariplo (4,8%); ciò non toglie che oggi i grandi istituzionali esteri saranno in maggioranza, visto il 35% di capitale depositato nei giorni scorsi, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore.
L’assemblea è di routine, ma con un azionariato così esposto al mercato inevitabilmente ci sarà una particolare attenzione ai messaggi del ceo Carlo Messina. Il bilancio 2016 che si approva oggi porta con sè i 3 miliardi di dividendi (su 3,1 miliardi di utile), ma il manager dovrebbe confermare l’impegno già espresso a febbraio di salire a 3,4 miliardi l’anno prossimo, necessari per soddisfare i 10 miliardi nell’arco del piano quadriennale promessi a suo tempo, cioè nel 2014. Ma intanto sono partiti i lavori per il nuovo piano d’impresa, su cui – non è escluso – Messina potrebbe concedere qualche anticipazione: l’attesa da parte degli investitori è alta, sia sulle strategie che il gruppo intende adottare dopo un quadriennio costruito sulla crescita interna e domestica, sia sui ritorni che potrà offrire ai soci. Impossibile evitare un cenno alla partita Generali, e a quell’asse Torino-Trieste che per qualche settimana a inizio anno si è accarezzato e che oggi torna d’attualità solo per qualche ora, vista la simultaneità delle due assemblee: ne resta il 3,4% di Intesa in mano al Leone (che non dovrebbe presentarsi al grattacielo) e la voglia di crescere fuori dall’Italia e su un mercato, quello assicurativo, dove Messina è alla ricerca di nuovi primati dopo quello ottenuto nel segmento Vita. Anche qui il mercato attende segnali, e non è escluso che il consigliere delegato per darli sfrutti il palcoscenico dell’assemblea, lo stesso da cui – il 26 gennaio, celebrando i 10 anni del gruppo – proprio Messina aveva dichiarato che dopo aver «raggiunto livelli di eccellenza» con la crescita endogena, «ci sono momenti in cui un’azienda deve chiedersi se è necessario fare ulteriori passi di crescita», pur alle proprie condizioni.
Sul tavolo, poi, c’è sempre Atlante con i suoi progetti di investimento sugli Npl, dall’inizio caldeggiati da Intesa, e naturalmente Alitalia. Ieri, giornata di comitati, se n’è fatto cenno in banca, ma più guardando al passato che al futuro: oggi si apre l’assemblea, a ore potrebbe partire la richiesta di amministrazione straordinaria e ormai gli spazi per ultimi, disperati tentativi di mercato, paiono troppo stretti per essere esplorati e sostenuti dalla banca. Che, vista la pretesa dei mesi scorsi di un piano sostenibile e per questo “asseverato”, adesso difficilmente potrà tornare sui suoi passi.

Marco Ferrando

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