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Intesa, la guida a Gros-Pietro e Messina

TORINO
«Non c’è fretta, non ci sono minacce. Ma la prospettiva di Intesa Sanpaolo deve essere l’Europa, dove mi auguro che possa rafforzare la sua presenza: possiamo permetterci di essere ambiziosi». Nel passo indietro di Giovanni Bazoli, ieri alla sua ultima assemblea da presidente di Intesa Sanpaolo, c’è quello che potrebbe diventare il passo in avanti della banca: consolidato il posizionamento domestico, crescere oltreconfine.
Questo l’auspicio di Bazoli. Il Professore resterà presidente emerito dell a banca, che «continuerà ad avvalersi della sua saggezza», come ha detto il suo successore, Gian Maria Gros-Pietro. Ma il passaggio di consegne era storico, visto che ieri si sono chiusi i 34 anni di guida operativa di Bazoli. Un periodo in cui si sono raggiunti «traguardi che non mi sembrano veri», come ha detto in un intervento di apertura più rivolto al presente (e al futuro) che al passato: «Abbiamo posto le basi per poter costruire un futuro ancora ricco di traguardi, potendo contare su una forte leadership e un’invidiabile reputazione», aveva scritto Bazoli ieri mattina a tutti i dipendenti. E i risultati, nei fatti, erano sul tavolo ieri. Il dividendo 2015 raddoppiato a 14 centesimi, il programma di incentivazione per i dipendenti e la remunerazione del vertice, approvati quasi all’unanimità, un rinnovo degli organi che ha visto un’ampia, e non scontata, benedizione dei fondi, che oggi sono il primo azionista di Intesa Sanpaolo.
In una fase in cui l’appoggio di BlackRock e affini non è scontato (vedi Snam), ieri alla presenza del 60% del capitale, in maggioranza rappresentato proprio dagli istituzionali esteri, il 61,05% dei voti è andato alla lista presentata dalle Fondazioni: complice la presenza tra i nomi del ceo Carlo Messina, l’aspirante maggioranza ha catalizzato anche un 14-15% dai fondi e in totale ha ottenuto 15 consiglieri; la lista Assogestioni ha raccolto il 37,5% delle preferenze e cinque consiglieri. E anche quando c’è stato da eleggere presidente e vice, il risultato è stato inequivocabile: la candidatura di Gian Maria Gros-Pietro è stata appoggiata dal 98,1% dei votanti, percentuale analoga a quella ottenuta dal vice presidente Paolo Andrea Colombo. Insieme a loro, nel nuovo board unico della banca siederanno così Carlo Messina, Bruno Picca, Rossella Locatelli, Giovanni Costa, Livia Pomodoro, Giovanni Gorno Tempini, Giorgina Gallo, Franco Ceruti, Gianfranco Carbonato (lista Fondazioni) più Francesca Cornelli, Daniele Zamboni, Maria Mazzarella (lista Assogestioni). Novità di rilievo della nuova governance è la presenza del comitato interno per il controllo gestione, che sarà composto da Marco Mangiagalli (presidente) e Alberto Pisani per la lista di minoranza e Maria Cristina Zoppo, Edoardo Gaffeo, Milena Motta.
«Per ora l’obiettivo è la conferma del piano industriale che stiamo seguendo», ha commentato subito dopo i lavori Gian Maria Gros-Pietro: «Siamo in vantaggio sugli obiettivi che c’eravamo dati, quindi non ci resta che confermare quegli obiettivi, rafforzare la nostra posizione e mettere mano ad alcuni problemi che sono tipici dell’ambiente italiano e noi pensiamo di poter essere parte e guida nella soluzione di questi problemi».
Il piano targato Messina, che ora potrebbe essere oggetto di un qualche ritocco, prevedeva un miliardo di dividendi nel 2014, due nel 2015 e ora 3 nell’esercizio appena avviato: «Confermo il target, e anche i 4 miliardi del 2017», ha anticipato il ceo rispondedo alla domanda di un socio e sconfessando alcuni report usciti ieri. «La nostra priorità – ha detto il manager illustrando i risultati – resta quella di distribuire dividendi significativi pur mantenendo un buffer di qualità elevato».

Paolo Bricco e Marco Ferrando

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