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Intesa-Intrum, nasce il maxi polo degli Npl

Il cda di Intesa Sanpaolo dà il via libera all’accordo con il gruppo svedese Intrum per costituire una partnership strategica riguardante i crediti deteriorati. L’accordo come noto prevede due operazioni: da una parte la costituzione di un operatore di primo piano nel servicing di Npl nel mercato domestico, con l’integrazione delle piattaforme italiane di Intesa Sanpaolo e Intrum; dall’altra la cartolarizzazione di un rilevante portafoglio di crediti in sofferenza di Intesa Sanpaolo, pari a 10,8 miliardi. Intrum avrà come co-investitore il gruppo finanziario CarVal Investors.
Con il piano firmato ieri nasce di fatto il secondo operatore italiano nel mondo della gestione dei crediti deteriorati. Il colosso Intrum-Intesa avrà in gestione circa 40 miliardi di euro, di cui 10 apportati dal gruppo nordico. Una cifra che piazza la neonata piattaforma alle spalle di DoBank, oggi primo operatore nell’attività di gestione di crediti non performing in Italia, con un portafoglio crediti in gestione pari a 81 miliardi. Intrum-Intesa scalza al secondo posto Cerved, il cui portafoglio conta 24 miliardi di crediti in gestione (a cui si aggiungeranno i 26 in arrivo da Mps). Anche se nessun target di crescita è stato rivelato al mercato, è chiaro che le prospettive, per la nuova piattaforma italo-svedese, sono all’insegna di un ulteriore sviluppo. Le direttrici di crescita vanno sia verso la presa in gestione degli Npl di altre banche italiane – che potrebbero trovare conveniente la proposta di un operatore a trazione mista industrial-bancaria – sia verso l’aggregazione di altri servicer minori.
La cartolarizzazione
La cartolarizzazione dei 10,8 miliardi di euro lordi avverrà a un prezzo in linea con il valore di carico già determinato. L’istituto italiano si libererà delle sofferenze con un valutazione al 28,7% sul valore facciale, superiore a quella delle transazioni concluse finora, da Fino per UniCredit (17 miliardi al 13%) alla maxi-cartolarizzazione di Mps (24 miliardi al 21%). «L’accordo è importante nel nostro Paese in una fase come questa, in cui ci troviamo in un momento di incertezza politica, a dimostrazione che i fondamentali del nostro Paese sono molto solidi. Inoltre questa operazione stabilizza le condizioni del mercato degli npl in Italia» , ha spiegato ieri il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. In Italia c’é stata una «tempesta perfetta per gli npl – ha detto il manager – perché sono state fatte, in un momento di necessità per il sistema, dismissioni degli stock tali da garantire oltre il 20% di rendimenti lordi» ai private equity. In una logica di carattere industriale, ha concluso, «abbiamo reso esplicito che il valore messo a bilancio delle sofferenze può essere davvero rappresentativo di quanto valgono. Il valore di carico cioè può essere simile al prezzo».
La struttura finanziaria del portafoglio di Npl prevede da una parte una tranche senior pari al 60% del prezzo del portafoglio, che verrà sottoscritto da un gruppo di banche. Dall’altra parte ci sarà due tranche, junior e mezzanine, pari al restante 40% del prezzo del portafoglio, che verranno sottoscritte per il 51% da un veicolo – partecipato da Intrum e da uno o più co-investitori, ma che agirà comunque come singolo investitore ai fini di governance – e per il restante 49% da Intesa Sanpaolo. CarVal Investors investirà insieme a Intrum per rilevare il 51% del veicolo, di cui l’80% in capo a Intrum e per la restante parte a CarVal.
La piattaforma
L’operatore di servicing che verrà costituito con l’integrazione delle piattaforme di Intesa e Intrum sarà detenuto al 51% da Intrum e al 49% dalla banca, con una governance che andrà di conseguenza. Presidente della nuova società dovrebbe essere Giovanni Gilli, attuale numero uno della Capital Light Bank, mentre la carica di ad andrà a Intrum. La piattaforma, che non gestirà solo sofferenze di Intesa e non gli Utp (che rimangono in capo alla banca), avrà inoltre un contratto di durata decennale per il servicing di crediti in sofferenza di Intesa Sanpaolo a condizioni di mercato. Previsti circa mille dipendenti, incluse circa 600 persone provenienti da Intesa. «Si tratta della prima operazione che mette insieme un soggetto bancario e uno industriale – spiega Giovanni Gilli – e risponde alle richieste della Bce, che vede un mercato del servicing troppo faremmentato e chiede di migliorare i processi di recupero».
Intrum – che è stata assistita da Mediobanca, Goldman Sachs, Pwc, RccLex – investirà 670 milioni per il 51% nella piattaforma di gestione degli npl e nel veicolo che cartolarizza gli npl di Intesa. Le operazioni prevedono una valutazione della piattaforma di servicing di Intesa Sanpaolo pari a circa 0,5 miliardi di euro e dei crediti in sofferenza oggetto di cartolarizzazione pari a circa 3,1 miliardi di euro.
Sotto il profilo industriale, l’accordo dà un significativo apporto alla strategia di riduzione del profilo di rischio prevista nel piano di impresa 2018-2021 di Intesa Sanpaolo e permette di ridurre l’incidenza di Npl sui crediti complessivi al lordo delle rettifiche di valore sotto il 10% (al 9,6% dall’11,9%, considerando i dati a fine 2017). Intesa realizzerà una plusvalenza di circa 400 milioni dopo le imposte nel conto economico consolidato.

Luca Davi
Carlo Festa

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