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Intesa, il risparmio traina i profitti

«Stiamo crescendo, e abbiamo dimostrato di saperlo fare anche in un paese a crescita zero come l’Italia». Ai closing remarks della conferenza telefonica con gli analisti il ceo Carlo Messina sintetizza così la trimestrale approvata ieri mattina dal Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo, che vede utili in aumento dell’88% a 1,2 miliardi. Se la situazione patrimoniale è quella emersa poco più di due settimane fa dai risultati del Comprehensive assessment di Bce ed Eba, che confermano Intesa «ai vertici del settore per patrimonializzazione e leverage», ieri il manager ha concentrato l’attenzione sui ricavi e sulla redditività, quest’ultima non scontata per una banca che basa l’88% dei suoi ricavi in Italia, dove la ripresa stenta più di quanto previsto anche solo a inizio anno quando si è impostato il piano.
Nei primi nove mesi, si diceva, l’utile netto è salito dell’88% a 1,2 miliardi (483 milioni il contributo del terzo trimestre, contro i 218 del 2013), ma senza i 443 milioni di prelievo fiscale collegati alla nuova tassa retroattiva sulla quota della Banca d’Italia avrebbero superato gli 1,6 miliardi. Salgono del 3,7% i proventi operativi netti a 12,7 miliardi, e del 65,5% gli utili ante imposte, a cui contribuiscono tutte le business unit del gruppo; si registra il miglioramento degli interessi netti (+3,9% a 6,3 miliardi) e del risparmio gestito (le masse sono salite di 32 miliardi), che consentono di portare le commissioni nette a un passo dai 5 miliardi: è il miglior risultato dal 2007, che vale la leadership europea di crescita sul segmento (+9,9% nei nove mesi). Resta questa la gallina dalle uova d’oro di Ca’ de Sass: Eurizon, da sola, ha visto le commissioni crescere del 43,3% e Banca Fideuram del 18,6%, ma i margini di crescita sono ancora elevati visto che – come ha ricordato Messina parlando agli analisti – in Italia la penetrazione di tutto ciò che è wealth management (fondi, assicurazioni vita, previdenza complementare) è sotto la media europea e il gruppo – unica tentazione sull’m&a – non esclude acquisizioni nel private banking.
È c così che «la crescita dei ricavi sarà la nostra ossessione», scandisce Messina presentando i dati che nei prossimi giorni saranno al centro d el c nuovo road show nelle principali piazze finanziarie europee che inizia oggi a Londra c. Per quanto riguarda i dividendi, invece, per il momento resta confermato l’obiettivo di 10 miliardi di cedole c in quattro anni contenuto nel piano. E poi? A maggior ragione dopo aver superato gli stress test con un buffer di capitale superiore ai 10 miliardi, sullo sfondo rimane la possibilità di un’extra cedola per gli azionisti. «Mi aspetto che nel corso del 2015 le regole del gioco saranno chiarite e allora decideremo cosa fare del nostro capitale in eccesso», ha spiegato ieri cMessina, ribadendo la «forte convinzione» di poter già confermare l’obiettivo di distribuire un miliardo in dividendi per l’esercizio 2014. Il banchiere si é detto comunque «molto fiducioso» che, anche con le nuove regole, a Intesa Sanpaolo crimarrà un eccesso di capitale «significativo» che «potrà essere destinato agli azionisti».
Anche perché, a c contribuire pesantemente alla redditività, c’è anche la conferma del rallentamento dei flussi di nuovi crediti deteriorati provenienti da posizioni in bonis: 6,1 miliardi nei primi nove mesi dell’anno, 1,3 in meno dello stesso periodo 2013. Risultato: gli stanziamenti a fronte dei rischi creditizi scendono del 12,7% a 3,5 miliardi, pur al netto delle rettifiche imposte dall ‘ cAqr e a fronte di un livello di copertura dei crediti deteriorati che si posiziona al 47,2 per cento c. Confermato, a maggior ragione, anche l’obiettivo di stanziare nuovo credito a medio lungo termine per 170 miliardi: «Finora, nel 2014, abbiamo erogato oltre 25 miliardi», ha detto ieri Messina.

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