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Intesa, il debutto di Messina nel board

Una prima delibera di peso per Carlo Messina nelle sue vesti di consigliere delegato: mentre il titolo in Borsa metteva a segno un balzo del 5,7%, ieri nella riunione del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo è stata approvato il nuovo piano di rientro sul debito della Carlo Tassara, la holding di Romain Zaleski indebitata per circa 1,2 miliardi verso l’istituto. L’operazione, una di quelle che avrebbero portato allo scontro tra il vertice e l’ex consigliere delegato Enrico Cucchiani, «dovrebbe consentire alla società una migliore valorizzazione degli asset da dismettere, i cui proventi saranno destinati al rimborso del proprio indebitamento finanziario», secondo quanto riportato in una nota del gruppo.
Il piano prevede, tra l’altro, una proroga al 2016 della moratoria sul debito della Tassara e una conversione di 650 milioni di crediti delle banche in strumenti finanziari partecipativi (di fatto azioni privilegiate), la parte più consistente dei quali a carico della stessa Intesa. Per il resto sul tavolo del Consiglio di Gestione sono finite questioni di ordinaria amministrazione (non la nomina del nuovo dg vicario), così come su quello della Sorveglianza che si è riunito nel pomeriggio. Qui, si apprende, si sarebbe tornati per qualche minuto anche sulla cronaca degli ultimi giorni, con l’uscita di Cucchiani e le successive precisazioni che la banca ha fornito al mercato anche su esplicita richiesta della Consob.
L’uscita di Cucchiani
Dopo le indiscrezioni che indicavano Cucchiani dg per altri sei mesi ma senza poteri e deleghe fino al raggiungimento della pensione, l’authority presieduta da Giuseppe Vegas è dunque intervenuta, per la seconda volta nel giro di due giorni, per chiedere ancora chiarimenti a Intesa sulla vicenda che ha portato alle dimissioni del manager: in una nota diffusa ieri mattina, Ca’ de Sass spiega che «per quanto riguarda il rapporto di lavoro subordinato il consiglio di gestione ha deliberato di avvalersi della facoltà di recesso unilaterale con effetto dal primo aprile 2014». Come si è ribadito sempre ieri in Sorveglianza, Cucchiani –
con il quale «non è stato previsto alcun patto di non concorrenza» – svolgerà le attività che gli saranno affidate dal nuovo Ceo, Carlo Messina (al quale riferirà) e percepirà la retribuzione prevista dal suo contratto di assunzione con il correlato trattamento previdenziale; in totale, ci sarebbe in ballo una somma di 900mila euro, che si andranno così ad aggiungere ai 3,6 milioni derivanti dalla doppia annualità prevista come buonuscita. Una cifra troppo elevata secondo i sindacati, con il segretario generale Fabi Lando Sileoni che ieri ha invocato «comportamenti e decisioni in linea con l’attuale e delicatissimo momento di crisi. Predicare bene erazzolare male fa perdere quel minimo di credibilità che il sistema bancario ancora pensa di avere».
Il tema governance
Durante la riunione della Sorveglianza di ieri, invece, non si sarebbe fatto alcun cenno al tema della governance, e in particolare al progetto di revisione dello statuto con l’addio del duale e il ritorno al sistema tradizionale. Domenica sera tutti i consiglieri, a partire dal presidente Bazoli, si erano trovati d’accordo su impegno, pur generico, a invidivuare e approvare le modifiche entro il mandato, che scadrà però solo nel 2016. Ora c’è da fissare i tempi della riforma, e in particolare decidere se prevedere o meno un rinnovo degli organi con le nuove modalità prima della scadenza naturale.
Oltre che alla Banca d’Italia, il tema sta particolarmente a cuore al primo azionista di Intesa, la Compagnia di San Paolo, che ieri ha radunato il proprio comitato di gestione per un aggiornamento sulle ultime vicende relative alla banca. Durante la riunione, a quanto si apprende, si sarebbe ribadito che per la Fondazione la cancellazione del duale è tema prioritario, così come l’implementazione in tempi rapidi.

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