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Intesa: I quaranta giorni decisivi Conti e Fondazioni al rinnovo

Quaranta giorni per decidere il futuro di Intesa Sanpaolo. La prima banca per numero di sportelli sul territorio italiano avvia la stagione dei conti e del rinnovamento: martedì della prossima settimana il consiglio di Gestione approverà il progetto di bilancio e solleverà il velo sulla destinazione dell’utile di esercizio, il 22 aprile l’assemblea dei soci rinnoverà i consigli di Gestione e Sorveglianza. Nel mezzo, l’approvazione del bilancio da parte del consiglio di Sorveglianza (21 marzo) e il rinnovo dei vertici di alcune delle fondazioni che compaiono tra i maggiori soci della banca.
Al 30 settembre scorso, Intesa Sanpaolo aveva realizzato un utile pari a 1,688 miliardi di euro, in gran parte proveniente da negoziazioni (1,5 miliardi) con utili del terzo trimestre pari a 414 milioni quasi interamente maturati sul territorio italiano. Proprio la forte caratterizzazione di Intesa come banca del territorio pesa prospetticamente sui conti del gruppo. Si è visto anche nelle sedute di Borsa successive alle recenti elezioni: il peso dei Btp in portafoglio ad IntesaSanpaolo — svalutati dall’andamento dello spread — hanno condizionato più che altrove l’andamento del titolo.
Limiti congiunturali
Inoltre, le serrate intersezioni tra la banca e il tessuto produttivo italiano, hanno un riflesso sui conti. E con l’economia reale che stenta, il riflesso è spesso negativo. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha recentemente evidenziato come «la redditività dei maggiori gruppi bancari è bassa: nei primi nove mesi dello scorso anno il rendimento del capitale e delle riserve, al netto delle poste straordinarie connesse con le svalutazioni degli avviamenti, è stato di poco superiore al 3 per cento su base annua». Difficile per IntesaSanpaolo fare molto meglio. Il peso dei crediti insoluti grava sulla redditività del modello approntato nell’ultimo anno da Enrico Tomaso Cucchiani, che si trova a fare i conti anche con la vicenda Alitalia, fortemente voluta dal suo predecessore, l’ormai ex ministro Corrado Passera.
Il nodo dividendo
In molti attendono di conoscere l’entità del dividendo che verrà distribuito. Su questo computo pesa sia l’andamento economico generale, che gli avvertimenti della Banca d’Italia, che suggerisce comportamenti prudenziali nella distribuzione delle cedole, privilegiando l’utilizzo degli utili aziendali al fine del rafforzamento patrimoniale. Così, probabilmente, Cucchiani proporrà una cedola simile a quella dello scorso esercizio: 5 centesimi ad azione, ma senza attingere, stavolta, alle riserve patrimoniali.
Chi ha grandi attese riguardo al dividendo sono le fondazioni bancarie, che dalla cedola traggono buona parte delle finanze necessarie alla propria attività. Proprio le fondazioni azioniste di Intesa sono al centro di una robusta campagna di rinnovamento.
Cambi e conferme
Un anno fa è toccato alla Compagnia di San Paolo di Torino, primo azionista della banca, che ha eletto al proprio vertice Sergio Chiamparino.
A Firenze, l’ex presidente Jacopo Mazzei ha dovuto lasciare l’incarico a Giampiero Maracchi per una vicenda legata allo statuto della fondazione e alle possibilità di rinnovo dei mandati, mentre nelle prossime settimane si rinnoveranno i vertici di Bologna e Milano. Per Bologna, dove Fabio Alberto Roversi Monaco non si ripresenterà, c’è ancora qualche incertezza sulla nuova presidenza (testa a testa tra Leone Sibani e Gianguido Sacchi Morsiani), mentre la Cariplo non prescinderà dal confermare la fiducia a Giuseppe Guzzetti. Ci saranno dei rinnovamenti nel consiglio, ma la sostanza è che il 23 aprile, il giorno dopo l’assemblea di Intesa, Guzzetti otterrà il mandato per i prossimi sei anni, soggetto, come sempre, a verifica e conferma dopo tre anni.
A Padova le riserve si sono sciolte venerdì scorso. Dopo una possibile «candidatura» di Mario Bertolissi, docente universitario di diritto e vicepresidente del consiglio di Sorveglianza della Banca Intesa Sanpaolo, al giudizio del voto si è presentato solo Antonio Finotti, presidente uscente, che ha raccolta l’unanimità dei votanti: 22 a favore. Antonia Arslan, non ancora insediata, non poteva votare, mentre i cinque consiglieri pro-Bertolissi hanno lasciato l’aula prima del voto. Il mandato è quinquennale.
Le fondazioni avranno un ruolo delicato nell’indicare gli amministratori ai vertici della banca, anche se non ci sono dubbi sul rinnovo del mandato a Giovanni Bazoli, per il quale da più parti giungono segnali di conferma. La complessa architettura duale che regge la banca vedrà però il cambiamento in posizioni di vertice e da questo doppio turno elettorale uscirà il profilo nuovo di Intesa Sanpaolo, con la squadra di amministratori che dovrà condurre la banca su un percorso di crescita e di sviluppo.

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