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Intesa, Guzzetti apre al proporzionale corretto

Ci sono ancora tre settimane di tempo per sciogliere gli ultimi nodi della nuova governance di Intesa Sanpaolo, che dopo aver deciso – a fine luglio – di passare dal duale al monistico ora è impegnata a riscrivere lo statuto. Tra questi, uno dei più importanti riguarda il sistema elettorale con il quale verrà eletto il nuovo consiglio in assemblea, tema su cui ieri si è espresso pubblicamente il presidente di Fondazione Cariplo (terzo socio della banca con il 4,83%), Giuseppe Guzzetti: dei tre sistemi di voto per la governance, «proporzionale puro, maggioritario e proporzionale con premio di maggioranza», quest’ultimo «è quello che garantisce meglio la presenza degli azionisti», ha dichiarato a Radiocor, precisando comunque che «noi Fondazioni ancora non ci abbiamo messo becco». 
Parlando a margine della presentazione del Laboratorio Formentini per l’editoria, secondo Guzzetti ha detto che il proporzionale con il premio di maggioranza sarebbe il più giusto anche per i tanti azionisti istituzionali stranieri entrati nel capitale del gruppo bancario italiano. «Sono più del 60%, ci sono anche i cinesi, e loro non vogliono entrare nel cda», ha sottolineato il presidente della Fondazione Cariplo, ricordando che gli stranieri però tengono alla «rappresentanza», aggiungendo che «hanno fiducia nell’ad che ha migliorato la patrimonializzazione negli ultimi anni, garantito e alzato il dividendo», con Intesa Sanpaolo che è «per liquidità» una delle banche tra le più «virtuose» in Europa.
Guzzetti è il primo a uscire pubblicamente sul tema, ma l’ipotesi del proporzionale con premio di maggioranza sembra raccogliere il consenso anche degli altri grandi azionisti. La conferma si avrà nei prossimi giorni, dopo gli approfondimenti in corso dentro e fuori dalla banca, con i consulenti e i soci. Se premio di maggioranza sarà, andrà stabilita la soglia oltre la quale verrà assegnato, un elemento decisivo per gli equilibri interni all’assemblea e quindi al board; tra gli altri elementi da definire, poi, il numero di posti in consiglio per la minoranza (dentro a un organo che dovrebbe contarne 19 in tutto), poteri e composizione dei comitati interni. A partire dal comitato di controllo, che di fatto andrà a svolgere il ruolo spettante alla sorveglianza nel duale e al collegio sindacale nel tradizionale: sul tavolo ci sarebbe l’elezione diretta dell’assemblea, anche se resta da definirne la composizione e a chi spetterà la presidenza, con la possibilità di assegnarlo a un indipendente della lista di maggioranza oppure a un rappresentante della minoranza.
La banca, come noto, si è impegnata a varare il nuovo statuto entro metà ottobre, in modo da inviarlo alla Bce (che ha 90 giorni di tempo per rispondere) e programmare un’assemblea straordinaria entro la metà di febbraio, due mesi prima di quella che, in aprile, rinnoverà il board con i nuovi meccanismi: decisiva, in quest’ottica, la riunione dei consigli che sarebbe stata fissata per il 13 ottobre.
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