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Intesa guarda a Coutts, la banca di sangue blu tra regina, Sir e baroni

Chissà quanti inglesi pagherebbero per poter dare una sbirciatina al conto in banca della regina Elisabetta II. Anzi, il bilancio personale della corona è tale che potrebbe anche scatenare un voyerismo da parte di persone insospettabili. In cosa investe sua maestà? Quali titoli predilige? Qual è il rendimento del suo portafoglio? I tabloid ci andrebbero a nozze. Ma se dovesse mai andare in porto l’indiscrezione lanciata ieri dal «Financial Times», per sapere qualcosa bisognerebbe bussare alla porta di una banca italiana. Secondo il giornale inglese Intesa Sanpaolo potrebbe aprire il risiko post stress test Bce e nel mirino ci sarebbe appunto la storica banca vicina alla famiglia reale, Coutts & Co, che appunto vanta tra i propri clienti anche la regina. Non a caso il simbolo del gruppo è rappresentato da tre corone.
La banca è stata fondata dall’omonima famiglia Coutts nel 1692. Nel 1720 dovette chiudere a causa della crisi finanziaria che aveva colpito Inghilterra e Francia. Ma ripartì subito dopo sempre sotto la guida attenta della famiglia (sul sito della banca c’è anche l’albero genealogico con una serie di Sir e baroni invidiabile). Nel 1963 Coutts è stata anche la prima banca inglese a utilizzare un sistema totalmente computerizzato per la gestione dei conti.
Ora il gruppo guidato da Carlo Messina, secondo quanto scritto dal «Ft», potrebbe piazzare un’offerta a Royal Bank of Scotland per rilevare la boutique finanziaria della City attiva nel private banking e nel wealth management . Intesa Sanpaolo ieri non è andata oltre il «no comment». Ma secondo fonti finanziarie il valore dell’operazione potrebbe ammontare a circa 500 milioni di sterline, ovvero 630 milioni di euro. L’anno scorso la blasonata banca aveva realizzato un utile operativo di 67 milioni di sterline a fronte di 21,5 miliardi di asset gestiti. Per il «Ft», la Ca’ de Sass sarebbe il soggetto più indicato per un’operazione di questo tipo.
D’altra parte, pur restando sul generico, era stato lo stesso Messina a non escludere acquisizioni all’estero. «A fine dicembre avevamo un eccesso di capitale certificato dalla Bce di 13 miliardi di euro», ha detto più volte Messina, ricordando che «il capitale in eccesso adesso ammonta a 16 miliardi e pertanto siamo per definizione dei potenziali aggregatori» del sistema bancario europeo. Il banchiere aveva inoltre escluso un ruolo della sua banca nel caso di un’ondata di aggregazioni in Italia, precisando appunto di guardare all’estero e citando il private equity tra i segmenti di possibile interesse. Sempre per il quotidiano finanziario tra le altre banche ad aver manifestato un interesse per Coutts ci sarebbero i gruppi svizzeri Julius Baer, Efg, Ubs e Credit Suisse, la banca di Singapore Dbs e la brasiliana Btg Pactual, già azionista del Montepaschi di Siena. Noblesse oblige.

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