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Intesa gioca d’anticipo sulla Bce

Con gli esami Bce ormai alle porte, Intesa Sanpaolo sceglie la prudenza. E giocando d’anticipo sulle probabili richieste che arriveranno prima da Bankitalia e poi da Francoforte sulle coperture di tutte le 130 banche vigilate, blinda i conti dei primi nove mesi dell’anno con 4,03 miliardi di accantonamenti, il 23,9% in più del 2012; l’utile, a 640 milioni, è in calo del 62,1% rispetto a un anno fa, ma il dividendo per ora resta «priorità assoluta», come ha assicurato ieri Carlo Messina presentando la sua prima trimestrale da consigliere delegato.
D’altronde, la situazione è estremamente fluida. Fuori, si attende il test della Banca centrale europea, rispetto al quale Messina si dice «niente affatto preoccupato». Dentro, invece, si lavora al nuovo piano industriale che «sarà presentato in primavera» e che per quanto riguarda la Banca dei territori è già in gran parte messo a punto, con la razionalizzazione della rete (entro fine giugno le filiali scenderanno a 3.800), lo snellimento della struttura (i riporti al responsabile di divisione sono scesi da 22 a 6) e il rafforzamento del ruolo dei 7 direttori regionali, di fatto promossi a veri e propri “direttori generali sul territorio”.
Anche loro fanno parte della squadra dei 19 manager che stanno affiancando Messina nella stesura del nuovo piano industriale, una squadra di comando presentata ieri durante la conference call con gli analisti che segna una forte discontinuità con il recente passato, vista l’accusa mossa al predecessore, Enrico Cucchiani, di aver tenuto a distanza la struttura operativa del gruppo.
La trimestrale approvata ieri da Intesa – che in Borsa ha perso il 2,3% in una giornata nera per i bancari – vede un risultato netto di 218 milioni, in linea con le previsioni degli analisti ma quasi dimezzato rispetto all’anno scorso. Dietro ai 640 milioni utili dei primi nove mesi, quasi interamente raccolti in Italia, c’è la riduzione degli interessi netti (-15,9%) e del trading (-27,3%), compensata in parte dalle commissioni nette (+13,9%); ad aumentare, come detto, anche gli accantonamenti, nonostante il flusso dei nuovi crediti deteriorati sia rallentato del 3,5% sul 2012. Risultato: il tasso di copertura dei crediti deteriorati sale al 44,5%, mentre il Common equity Basilea 3 pro-forma si posiziona all’11,2%, un livello considerato “di sicurezza” anche in sede di asset quality review e stress test.
Proprio dagli esami europei potrà arrivare l’ultima parola sul dividendo, che «continua a essere una priorità – ha detto ieri Messina – Gli accantonamenti sin qui effettuati sono in linea con quelli dello scorso anno, ma la distribuzione del dividendo resta in ogni caso soggetta al contesto esterno e alle norme e provvedimenti delle autorità di controllo».
Quel che è certo, invece, è che Intesa Sanpaolo continuerà a ballare da sola. Se Cucchiani, nei mesi scorsi, aveva aperto a un possibile coinvolgimento del gruppo nel riassetto del settore, Messina ha detto che «non c’é nessun interesse al consolidamento bancario in Italia e in Europa», escludendo così aggregazioni o salvataggi.
Decisamente possibilista, invece, rispetto alla cessione di quote non strategiche: dopo la dismissione dell’1,7% di Generali completata nei giorni scorsi (lai plusvalenza da 82 milioni si vedrà nel quarto trimestre), Intesa venderà «ogni volta che ci sarà la possibilità di avere plusvalenze o creare valore per gli azionisti». Sempre in tema di partecipazioni, intanto, Intesa ha svalutato per altri 28 milioni la quota detenuta in Telco, la scatola cui fa capo il 22% circa di Telecom Italia.

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