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Intesa, il fondo Harris promuove Messina

«Carlo Messina? È solido e nella vicenda Generali ha fatto il suo mestiere. Il management ha dato un’occhiata all’operazione: se i rischi sono troppo elevati è bene lasciar perdere. Per me è un’indicazione positiva». La promozione per l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo arriva da David Herro, il capo degli investimenti di Harris il fondo americano azionista con il 3,6% del gruppo bancario italiano. Herro parla alle telecamere di Bloomberg il giorno che Messina arriva a New York per il road show sul bilancio 2016, chiuso con 3,1 miliardi di utile netto. In Piazza Affari il titolo guadagna un altro 4% dopo i rialzi seguiti all’addio del dossier Generali, mentre altre parole di apprezzamento per Messina, arrivano dal suo presidente Gian Maria Gros-Pietro. «La fiducia in Messina è completa immutata», dice il numero uno di Intesa sottolineando come l’operazione Generali non sia «mai esistita».

Nelle stesse ore parla anche l’amministratore delegato di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, primo azionista di Mediobanca che, a sua volta, è il socio di riferimento della compagnia triestina sulla quale Intesa ha studiato per qualche settimana, prima di rinunciare, possibili «combinazioni» per creare un campione italiano di stazza europea nel risparmio gestito. Per Mustier la scelta di Messina è stata «la migliore per il Paese». Prima che tutto iniziasse, afferma il manager francese in margine all’incontro della Fabi a Milano «avevo già detto che per l’Italia è molto importante avere una compagnia assicurativa quotata indipendente e internazionale». Ma anche Unicredit — che ha chiuso con esito positivo la ricapitalizzazione record da 13 miliardi e ieri è salita in Borsa del 4,2% — «resterà indipendente», dice ancora Mustier, con «futuro luminoso e italiano», ora che che si è «voltato pagina rispetto al passato»: non c’è nessuna intenzione «di diventare un’entità francese». Intanto è emerso ieri che Capital Research è salito all’8% dal precedente 6,7% rafforzandosi così come primo socio singolo di Unicredit. Per il fondo Usa l’investimento è stato di circa 1 miliardo. Mustier è anche tornato sulla cessione della società di gestione del risparmio Pioneer ad Amundi: «È stata vista come esternazionalizzazione ai francesi, però non è così. Pioneer è un grande asset senza la giusta dimensione. E poi è il primo esempio positivo delle conseguenze per l’Italia della Brexit: 300 posti di lavoro in più a Milano». Sempre ieri Mediobanca, attraverso la piattaforma tecnologica Spafid Connect, ha acquistato dal gruppo London Stock Exchange la divisione Information services professional solutions (Isps).

Paola Pica

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