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Intesa fa il tutto esaurito l’aumento è sottoscritto

di Marigia Mangano

L'aumento di capitale da 5 miliardi di Intesa Sanpaolo si chiude con il «tutto esaurito». I dati ufficiali, comunicati ieri dalla banca, parlano di una sottoscrizione del 99,8% delle nuove azioni, per un importo pari a 4,989 miliardi. In pratica restano non esercitati una manciata di diritti per 7,2 milioni di azioni, lo 0,2% dei titoli in offerta, pari a 9,9 milioni di euro (saranno offerti in Borsa dal 15 al 21 giugno).

«È un grande risultato e una grande soddisfazione anche per l'Italia», ha commentato l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, indicando poi di non avere contezza dell'ingresso di nuovi soci importanti nel capitale della banca in occasione dell'operazione. Una ipotesi, quest'ultima, verosimile se si pensa che la maxi ricapitalizzazione di Ca' de Sass ha chiamato il mercato a uno sforzo superiore alla propria partecipazione, dal momento che alcuni soci di riferimento si sono chiamati del tutto o parzialmente fuori, vuoi per i nuovi equilibri (Credit Agricole), vuoi per valutazioni strategiche (Generali) vuoi ancora per le mutate condizioni finanziarie (la Carlo Tassara). Dalle prime indicazioni che emergono la fotografia dell'azionariato post aumento sembra tuttavia non subire grandi variazioni, piuttosto emergono alcune conferme non del tutto scontate.

Tra le fondazioni azioniste, la Fondazione Cariplo sembra destinata a salire diventando secondo socio di Ca' de Sass dietro la Compagnia di Sanpaolo: secondo indiscrezioni, oltre a sottoscrivere la quota di competenza (4,6%), avrebbe infatti acquistato lo 0,34% della Fondazione Mps. Complessivamente tutte le dieci fondazioni socie a partire dalla Compagnia San Paolo (9,88%), Fondazione Cariparo (4,92%), Ente Cassa di Risparmio di Firenze (3,37%) e Fondazione C.R. in Bologna (2,05%), fino agli enti con quote inferiori al 2% (Fondazione Cr di Udine e Pordenone, Fondazione Cr della Spezia, Fondazione Cr di Gorizia, Fondazione Cr di Forlì e Fondazione Cr di Pistoia e Pescia) hanno «rispettato i loro impegni e hanno esercitato tutti i diritti assegnati alla propria quota e sottoscritto il 24,857% dell'aumento», sottolinea una nota della banca.

Come preannunciato, il Credit Agricole si è invece diluito al 3,80% dal 4,79% e così ha fatto Generali, che è scesa al 3,81% dal 4,9% e ha sottoscritto solo un terzo dei diritti, investendo complessivamente 40 milioni di euro. Scende anche la Carlo Tassara che si è diluita sotto il 2%. Secondo quanto si apprende, inoltre, Ubi (1,2%) ha sottoscritto pro quota e lo stesso ha fatto la Mittel. Conferma la presenza nel libro soci di Intesa Sanpaolo anche Mediobanca, socia con lo 0,6 per cento.

Con un azionariato stabile e una iniezione di capitale di questa portata, Intesa Sanpaolo si prepara dunque a centrare il 10% del «nuovo» core tier 1 secondo Basilea 3, obiettivo che nelle iniziali previsioni e senza la ricapitalizzazione, sarebbe stato possibile nell'arco del triennio del piano. La ricapitalizzazione ha infatti la finalità di "sistemare" definitivamente i parametri di vigilanza in vista di Basilea 3: il common equity ratio (il nuovo parametro indicato da Basilea 3 per la solidità patrimoniale) nel bilancio 2010 era indicato al 7,1%, al termine dell'aumento di capitale (+1,6%) e di altre azioni di ottimizzazione (+0,7%) il parametro si colloca al 9,4%, per attestarsi a circa il 10% a fine anno. Non solo. L'operazione, partendo in anticipo, è riuscita a evitare l'ingorgo delle richieste di mezzi freschi, dato che è stata la prima ricapitalizzazione ad arrivare sul mercato tra quelle delle banche italiane che hanno già deliberato e seguiranno a ruota nei prossimi mesi. E' già partito l'aumento di capitale da 1 miliardo di Ubi Banca. E a inizio luglio toccherà a Banca Mps con l'operazione da 2,47 miliardi. Infine a settembre sarà la volta della Banca Popolare di Milano, con una richiesta di mezzi freschi da 1,2 miliardi.

 

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