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Intesa e UniCredit, «tesoretto» da 18 miliardi

Oltre 18 miliardi di capitale in eccesso. Oltre 18 miliardi per lo shopping e la crescita interna. Intesa Sanpaolo e UniCredit superano il comprehensive assessment senza sfiorare le asticelle poste dalla Bce e dall’Eba.
Ca’ de Sass, in particolare, vede il suo Common equity tier 1 all’8,31% nello scenario avverso dello stress test, il 9,02% considerando le quote Bankitalia. E si trova con un eccesso di capitale di 10,89 miliardi, un surplus che vale la decima posizione nella classifica europea e che candida il gruppo guidato da Carlo Messina a giocare un ruolo da protagonista nei prossimi mesi, quando – scontata la probabile tempesta di Borsa in seguito ai risultati – si scatenerà il riassetto del settore: fusioni, cessioni e acquisizioni di asset, nuove partnership domestiche o ancora più cross-border, cavalcando il processo di integrazione europea del mercato bancario, dove il 4 novembre debutterà la vigilanza unica. «Guardiamo al futuro con serenità e grande determinazione nel raggiungere gli obiettivi previsti nel piano d’impresa», ha commentato ieri Messina. «Sono risultati che rafforzano ulteriormente il nostro programma di erogazione di dividendi e di 170 miliardi di nuovo credito a medio e lungo termine destinato a imprese e famiglie nell’arco di piano».
Come accennato, le pagelle della Bce mettono in mano al manager un importante tesoretto, che consentirà di valutare operazioni di M&A. In quali settori? Nel private banking, nell’asset management e nelle assicurazioni: è qui che il gruppo ha costruito i risultati degli ultimi trimestri, ed è qui che Messina vede «i veri e propri motori di crescita» per Intesa Sanpaolo, come ha ricordato venerdì scorso dopo aver creato le tre nuove divisioni ad hoc. Fino alle settimane scorse, nonostante il pressing delle banche d’affari, nessun dossier risultava aperto sulla scrivania del ceo. La musica, però, è destinata a cambiare nei prossimi mesi: in Italia il gruppo potrebbe guardare con interesse a opportunità nel private banking (a partire da Banca Cesare Ponti, che Carige potrebbe vedersi costretta a cedere), nel resto d’Europa cercherà uno o più deal sia nel private che nelle assicurazioni, mentre continuerà a guardare a Stati Uniti e Asia per trovare uno (o più) partner per Eurizon, la fabbrica prodotti del gruppo.
Soddisfazione anche in casa UniCredit, che – prima ancora di pensare a eventuali opportunità di crescita esogena – anzitutto ha confermato gli obiettivi 2014. Con un CET1 ratio nello scenario avverso pari a 6,8%, UniCredit «si conferma una delle banche più resistenti a potenziali shock in Europa con un impatto di soli 298 punti base sul nostro capitale a seguito del comprehensive assessment», come ha fatto notare ieri il ceo, Federico Ghizzoni; per il gruppo, che si è visto applicare correzioni inferiori alla media sia in fase di aqr che di stress test, la pagella Bce porta a un surplus di capitale di 8,74 miliardi: fuori discussione la possibilità di porsi come polo aggregante in Italia, come Intesa anche UniCredit nei prossimi mesi potrebbe valutare eventuali acquisizioni mirate. Si vedrà. Per ora, la banca si concentrerà sugli obiettivi del 2014 – anno in cui punta a 2,9 miliardi di utili per la core bank – e a confermare «il costante impegno a finanziare privati ed imprese in Italia e in Europa», come ha detto ancora Ghizzoni.

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