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Intesa e Unicredit sorprendono i pessimisti

MILANO — A ottobre sembravano due zitelle con la gobba, da accasare senza finezze. Ma stando ai conti trimestrali le due maggiori banche italiane sono patrimonializzate, liquide, hanno qualche profitto risparmiato dal ciclo che flagella i crediti, e si sono impegnate a distribuirlo a fine anno e agli azionisti in forma di cedole. La Borsa ha reagito ai numeri e ai messaggi diramati dai due management con grafici simili, rafforzando prezzi e volumi dal pomeriggio fino ai massimi: Intesa Sanpaolo +5,19%, Unicredit +4,39%. E con Mps (che diffonde i dati oggi)
sono i titoli più premiati dell’indice Stoxx bancario (+1,6%).
Non vuol dire che i problemi del credito siano alle spalle: il ciclo delle sofferenze in Italia durerà almeno un altro anno, per sei mesi scalando il monte miliardario dei crediti problematici, gli altri sei come onda lunga su un’economia che, si augurano i due ad Enrico Cucchiani e Federico Ghizzoni, potrebbe tornare sopra lo zero di Pil da metà 2013. Complice il pessimismo, forse, eccessivo sparso dagli operatori alla vigilia, il rimbalzo è stato convinto, soprattutto si vedono munizioni per resistere in trincea.
Intesa Sanpaolo chiude il terzo trimestre con ricavi a 4,44 miliardi, +17% rispetto a un anno prima e oltre le stime del mercato (4,18 miliardi). La discesa del tasso Euribor frena gli interessi (-6,5%), ma le commissioni tengono a 1,33 miliardi, e ricompare il trading (623 milioni), grazie alla ripresa di valore dei Btp e al riacquisto – a sconto – dei bond propri. I costi operativi limano di un altro 3%, mentre l’aumento sensibile delle rettifiche su crediti (+42% a 1,19 miliardi) non affossa il risultato operativo, cresciuto del 45% a 2,27 miliardi, né il netto di 414 milioni (in calo del 19% da un anno prima, anche per un aggravio del fisco). Il patrimonio, tradizionale punto a favore in Ca’ de Sass, è salito all’11,1% di Core tier 1, e la banca «è tra le pochissime al mondo ad avere abbondantemente superato i requisiti futuri di Basilea 3 su capitale e liquidità ». Il patrimonio sconta accantonamenti di 600 milioni per distribuire un dividendo «uguale o maggiore» ai 5 centesimi 2011. E che il management, per l’abbondanza di capitale e la copertura oltre la media sui crediti deteriorati (dal 44,6% al 45%) reputa sostenibile. «Nei nove mesi è tra le migliori performance in Europa – ha detto l’ad Enrico Cucchiani -. Vedo la banca ben proiettata verso posizioni di eccellenza, anche riguardo ai colossi europei».
Unicredit, soggetta a dinamiche simili, lima del 6,5% gli interessi, difende le commissioni, migliora del 10% i risultati da trading (449 milioni), riduce del 3,7% i costi operativi, e ciò porta a un operativo di 2,38 miliardi (+29%). Le rettifiche su crediti, già su livelli di guardia per un costo dei fidi di 129 punti base (ma 188 in Italia, e circa 50 in Germania e Austria), sono in lieve calo a 1,8 miliardi. E il risultato netto trimestrale, pari a 335 milioni (contro una media delle attese di 135) beneficia di 232 milioni extra, per le cessioni delle quote Alliance Boots e Borsa Mosca. Anche Piazza Cordusio ha accantonato, pro forma, circa 500 milioni per erogare un dividendo a fine anno. «Lo prevede il piano industriale e non ci sono cambiamenti, ma decideremo a fine anno», ha detto Ghizzoni. Che a un anno dal lancio di piano ed aumento rileva «importanti effetti positivi con calo dei costi a sostegno dell’utile e riduzione significativa di attivi Rwa». Ne consegue un rafforzamento del patrimonio primario, salito al 10,7%.

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