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Intesa e UniCredit in campo per Pirelli

Il nuovo tentativo di mediazione tra la famiglia Malacalza e Marco Tronchetti Provera potrebbe passare dagli uffici di Intesa Sanpaolo e UniCredit. Gli istituti, sebbene non abbiano alcun mandato formale o ufficiale, avrebbero provato a sondare negli ultimi giorni la disponibilità degli imprenditori liguri al confronto. Piazza Cordusio si era già mossa in passato per provare a tessere le fila della vicenda. Come già riportato ieri da Il Sole 24 Ore, la nuova iniziativa delle banche non ha alcuna finalità specifica se non quella di provare a capire se esistono margini di manovra e, allo stato, sarebbe stata ispirata dalla volontà di promuovere l’interesse generale della galassia che ruota attorno a Pirelli.
Gli incontri fin qui tenuti avrebbero avuto carattere esclusivamente esplorativo. Certo, l’obiettivo ultimo resta quello di superare la situazione di stallo che si è venuta a creare. Il rischio, infatti, è che i tempi per procedere alla ridefinizione degli assetti della Bicocca si rivelino eccessivamente lunghi. Neppure la scadenza del patto di sindacato il prossimo 20 luglio potrà in alcun modo influenzare e modificare l’attuale situazione di impasse. Per compiere operazioni di carattere straordinario servirà sempre il consenso di entrambe le parti, Tronchetti Provera da un lato e i Malacalza dall’altro. In alternativa, bisognerà attendere prima la sentenza della corte arbitrale, che potrebbe arrivare a settembre, o il completamento della procedura di valorizzazione. Quest’ultima, potrebbe durare anche 12-14 mesi ed essendo stata appena avviata potrebbe superare anche la scadenza del patto Pirelli, rinnovato il gennaio scorso fino ad aprile 2014.
Per tutte queste ragioni sono in molti ad auspicare una soluzione. Ma è difficile dire, al momento, se i primi incontri abbiano portato qualche riscontro positivo. Di certo, la necessità di dare a Pirelli, soprattutto in questa fase congiunturale così delicata, un assetto pacificato e chiaro è un’ambizione condivisa.
Lunedì 11 marzo il gruppo della Bicocca ha diffuso i risultati di bilancio 2012. Dati in crescita rispetto al 2011, tanto che Natixis nella nota pubblicata ieri ha commentato così le cifre: «2012 test superato con onore». Tuttavia, i numeri erano in linea con le attese del mercato e quindi in parte già scontati. Di qui, la reazione del titolo in Borsa: ieri Pirelli ha chiuso le contrattazioni in discesa del 4,2% a 8,55 euro. Un passo indietro che ha portato le quotazione del gruppo degli pneumatici al livello di metà della settimana scorsa, ossia quando le azioni hanno avviato un piccolo rally proprio in vista della presentazione dei risultati. Quelle di ieri, dunque, sono state per lo più prese di profitto. A questo punto gli occhi sono già puntati sul futuro, in particolare sulla presentazione del nuovo piano industriale che si terrà a Londra il prossimo 8 maggio. Pirelli ha per ora diffuso solo le guidance sul 2013 dalle quali emerge l’attesa per una crescita dei ricavi tra il 4 e il 5% a 6,3-6,4 miliardi. Un dato sul quale analisti e operatori non hanno mancato di interrogarsi. La ragione è dettata dal fatto che a livello di scenario macroeconomico, in Europa, uno dei principali mercati per chi opera nel settore delle gomme, la domanda è attesa ancora in calo, sono già 13 mesi consecutivi che è debole. Come farà dunque la Bicocca a centrare il target? La risposta è nella ripartizione stessa del giro d’affari del gruppo: solo il 35% del fatturato arriva dal vecchio Continente mentre ben oltre il 50% è generato in quei paesi dove il tasso di crescita della domanda è atteso attorno all’8%. A differenza dei competitor, Michelin e Continental, molto più esposti sull’Europa che pesa tra il 40 e il 50%.

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