Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Intesa e Snam aprono la corsa ai corporate

Galvanizzato. Così un’analisi di una banca americana descrive il mercato dei corporate bond europei tornato alla ribalta dopo l’ultimo intervento della Bce e del suo presidente Mario Draghi. In un giorno sono stati collocati bond per 7,3 miliardi di euro, una delle sedute più affollate dal 2009. Un vero boom che sta trascinando anche gli Stati Uniti dove sono stati toccati 16,4 miliardi di dollari per i bond collocati da 14 corporate.
In Europa a sfruttare l’onda sono società e banche dei paesi periferici, dall’Italia alla Spagna, che dopo mesi di incertezza hanno ritrovato la tonicità giusta per raccogliere risorse sul mercato del debito, preferendo le emissioni di obbligazioni ai prestiti bancari: da Snam, a Intesa Sanpaolo, passando per Iberdrola, Gas Natural, Bbva e Banesto. «L’intervento di Draghi ha generato una reazione straordinaria e positiva che molti non ritenevano possibile – ha commentato Renzo Arcoria, responsabile dei mercati di Citi Italia -. Gli spread si sono notevolmente ristretti sul mercato secondario corporate e governativo aprendo un’importante opportunità per gli emittenti dei paesi periferici». Qualche incognita resta però sul mercato concentrata sulla giornata di domani, in quando ci sarà la decisione della Corte tedesca sulla legittimità del fondo salva-Stati e ci saranno le elezioni in Olanda.
Liquidità verso il sud Europa
Come da tempo sperato, l’effetto Draghi sta finalmente spostando i flussi di liquidità dai paesi “rifugio” come la Germania, ai mercati periferici del Sud Europa, ora ritenuti più sicuri dopo le garanzie fornite dalla Bce. A dare la dimensione della liquidità in circolazione, soltanto le emissioni di ieri hanno raccolto ordini per 20 miliardi di euro: 4,5 miliardi per il bond di Gas Natural, 5 miliardi per Iberdrola, 3,25 miliardi per Intesa Sanpaolo. Ma il boom è arrivato dall’obbligazione Snam con richieste per 12 miliardi di euro per un’offerta di 2,5 miliardi in due tranche a 5,5 anni e a 10 anni, salendo sul podio del deal più grande dal 2009 per un emittente italiano e tra i primi cinque dall’introduzione dell’euro.
L’impatto della grande richiesta soprattutto da parte di investitori esteri, ancora assenti e sempre evocati in sede di asta dei titoli di Stato, ha dato una mano ad ottenere le migliori condizioni di prezzo. Nel caso del bond Snam la tranche a 5 anni da 1,5 miliardi di euro, è stata collocata a 285 centesimi sopra il tasso midswap, 15 centesimi in meno dall’avvio delle contrattazioni, ma soprattutto in linea con il BTp di pari scadenza a 295 centesimi. Spread sopra il BTp, invece, per la tranche a 10 anni da un miliardo: collocata a 350 centesimi, in chiusura ha strappato 20 centesimi in meno. «In questa fase gli investitori si stanno concentrando sulle emissioni a breve e media scadenza – osserva Christophe Hamonet, responsabile del desk capital market di Banca Imi – in quanto ritengono ancora rischiose quelle con un orizzonte temporale più ampio».
Si restringono gli spread
Come già era successo per l’emissione di Atlantia della scorsa settimana, anche nel caso del bond Snam le condizioni di emissione sono decisamente migliorate rispetto a quelle ottenute dalla doppia tranche da due miliardi dello scorso luglio, un risparmio di circa 100 centesimi in meno. Il successo dell’emissione secondo l’ad di Snam Carlo Malacarne, «conferma il pieno supporto del mercato dei capitali nei confronti del gruppo e l’aver già emesso bond per circa tre quarti dell’ammontare del finanziamento bancario ponte ci permette di valutare con tranquillità le opzioni per la tempistica e per le modalità delle rimanenti emissioni», si legge in un comunicato. Il restringimento degli spread vale anche sul mercato secondario: in pochi giorni il bond Enel ha ristretto le quotazioni di 15 centesimi, Telefonica 25 cents, Atlantia 25 cents.
Le banche tornano attive
Anche in Europa, dunque, il trend sembra ricalcare quello del mercato americano. Le imprese preferiscono emettere corporate bond piuttosto che sottoporsi alle pesanti condizioni richieste dagli istituti di credito per accedere ai loro finanziamenti. E l’attuale contesto attira gli stessi emittenti bancari: dopo UniCredit e Santander, ieri si sono affacciate sul mercato oltre alle spagnole Bbva e Banesto, anche Intesa Sanpaolo con il quarto bond senior del 2012 della durata di quattro anni per 1,25 miliardi di euro. La vivace risposta del mercato ha permesso di abbassare il costo del bond, con un premio di 345 punti base sul midswap a fronte dei 355 area previsti all’inizio, tuttavia ancora sopra il BTp.
Gli esteri protagonisti
Dai bond corporate a quelli finanziari, protagonisti delle emissioni sono gli investitori esteri che anche nel caso di Intesa Sanpaolo hanno sottoscritto l’83% dell’emissione: «L’effetto Draghi si è manifestato più sulle banche che sui corporate – dice Alberto Zaffignani di Natixis – accedere al mercato per gli emittenti finanziari per mesi è stato proibitivo. Ora invece le principali banche si stanno muovendo. Aspettiamo le mosse degli istituti più piccoli per misurare il ritorno alla normalità».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa