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Intesa, dubbi Antitrust

L’operazione di concentrazione fra Intesa Sanpaolo e Ubi «non è allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata»: è quanto si legge nelle risultanze istruttorie dell’Antitrust, nell’ambito dell’ops lanciata dalla Ca’ de Sass sulla banca guidata dall’a.d. Victor Massiah.

L’authority ha comunque precisato che non è stata assunta alcuna decisione: «Allo stato è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle risultanze istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione. La decisione definitiva in merito alla compatibilità della concentrazione sarà assunta dal collegio solo all’esito del contraddittorio con le imprese interessate».

Dalle risultanze emerge che l’iniziativa «sia idonea a produrre la costituzione o il rafforzamento della posizione dominante di Intesa in numerosi mercati, riducendo in maniera sostanziale e durevole la concorrenza sui medesimi mercati, in ragione dell’elevata quota di mercato e livello di concentrazione raggiunta, accompagnati da una distanza significativa dal secondo operatore di ciascuna area e in considerazione della capacità “disciplinante” di Ubi nei confronti delle banche maggiori». Neppure l’accordo fra Intesa e Bper sulla cessione di alcune filiali è «idoneo» a prevenire l’insorgere di eventuali posizioni dominanti. E questo, secondo l’Antitrust, anche a causa «della sostanziale indeterminatezza del perimetro del ramo di azienda di Ubi, oggetto di cessione a favore di Bper», oltre che «delle incertezze in merito all’effettiva attuazione di tale accordo nel caso Intesa detenga, a seguito dell’ops, il mero controllo al 50% più una azione del capitale sociale di Ubi».

Durante le audizioni Intesa Sanpaolo ha evidenziato che «l’eventuale aggregazione di Ubi con altri operatori di dimensioni minori, che desse vita a un terzo polo bancario, dal punto di vista concorrenziale peggiorerebbe le attuali dinamiche di mercato, favorendo il rischio di collusione tacita». Di parere opposto Ubi, per la quale Ca’ de Sass punta a «eliminare un operatore temibile», confermando «l’assoluto valore competitivo di Ubi». Inoltre l’ops «eliminerebbe dal mercato l’unico competitor, tra quelli di medie dimensioni, capace di creare un percorso di consolidamento nel mercato bancario nazionale in modo indipendente e, dunque, di creare nel breve-medio periodo un terzo polo alternativo a Intesa e Unicredit».

Dello stesso parere è l’istituto di piazza Gae Aulenti: Ubi non è «un soggetto in difficoltà, ma un operatore particolarmente dinamico» e, con questa iniziativa, Intesa «eliminerebbe un competitor che esercita una notevole pressione concorrenziale sul mercato». Inoltre «le preoccupazioni sistemiche sulle dinamiche di mercato che risulterebbero dall’operazione non possono essere risolte attraverso la cessione di sportelli in ambiti locali, in quanto tale misura non sarebbe in grado di ripristinare lo stato del mercato precedente all’operazione».

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