Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Intesa, per il dossier Npl spuntano i cinesi di Cefc

Non c’è solamente Intrum Justitia, in lizza per l’acquisizione di una quota della Capital Light Bank e degli Npl di Intesa Sanpaolo. Perché in pista, a quanto risulta al Sole 24Ore, è sceso anche il gruppo privato cinese China Cefc. Il conglomerato cinese negli ultimi anni ha allargato il suo raggio d’azione dall’energia, suo settore originario, alle attività bancarie, in un percorso che da Oriente è giunto fino in Europa. Italia compresa, tanto che lo scorso dicembre la società ha acquistato Farbanca dalla Banca Popolare di Vicenza finita in liquidazione.
Ora, dunque, l’apertura di un tavolo con il gruppo guidato da Carlo Messina. Che corre in parallelo con quello avviato nei mesi scorsi con il colosso nordico degli Npl, Intrum Justitia, leader in Europa nel recupero crediti. Guidato in Italia da Antonella Pagano, Intrum ha appena acquisito il servicer Caf, e punta a diventare in pochi anni uno degli operatori di vertice. L’esperienza della società quotata a Stoccolma nel recupero degli Npl – che è assistita nel deal da Mediobanca, Goldman Sachs e Rcc – potrebbe rivelarsi rilevante in un deal che avrà anzitutto una valenza industriale. «Stiamo parlando con i migliori, Intrum è tra i migliori ma quello di cui voglio essere sicuro è accelerare le mie best practice nel ritmo del recupero degli npl, perché è importante fare cessioni ma è importante anche fare recupero», ha detto nei giorni scorsi a Davos il ceo Carlo Messina.
Come noto, sul tavolo ci sarebbe la cessione di circa 10-12 miliardi di euro di Npl lordi del gruppo bancario italiano, una taglia che potrebbe richiedere la costruzione di un pool di investitori a supporto di Intrum nella cartolarizzazione. Certo che, oltre all’aspetto gestionale, l’altro elemento di riflessione per Intesa Sanpaolo sarà quello della “giusta” valutazione degli Npl, nell’ottica di una massimizzazione della valorizzazione, stimata intorno al 25-30%. E in questo senso i cinesi potrebbero giocare le loro carte. D’altra parte va detto che il perimetro definitivo potrà essere tracciato solo a valle delle valutazioni della banca e della due diligence che entrambi i potenziali acquirenti stanno conducendo.
Assieme al portafoglio di Npl, la banca guidata da Messina sta valutando di cedere anche il 51% della piattaforma di servicing Capital Light Bank, che verrebbe così scorporata per essere valorizzata. Per un prezzo che, secondo alcune stime raccolte sul mercato, si aggirerebbe attorno al mezzo miliardo di euro. Lo scorso novembre il ceo Messina aveva ipotizzato di aprire la Capital light bank, oggi guidata da Giovanni Gilli, per farla diventare piattaforma di servicing per altri soggetti. Da lì l’interessamento dei due soggetti oggi in campo.
Per capire gli eventuali sviluppi occorrerà attendere qualche tempo. Non è escluso che qualche novità sullo stato di avanzamento del progetto emerga in occasione della presentazione al mercato del nuovo piano industriale, previsto per martedì prossimo. Tuttavia è improbabile che prima di qualche mese si arrivi a un’offerta vincolante. Del resto diversi tasselli devono andare al loro posto. A partire dalla definizione della size esatta del portafoglio da cedere. Sulla cifra finale potrebbero incidere le eventuali extra-svalutazioni che Intesa Sanpaolo potrebbe effettuare nell’ambito della “first time adoption” (e dei relativi benefici contabili) prevista dal nuovo principio contabile Ifrs9. Un passaggio, questo, che però può essere cristallizzato non prima della chiusura della prima trimestrale dell’anno.
Di sicuro, tuttavia, per Intesa Sanpaolo la priorità numero uno rimane la riduzione dello stock di Npl nel breve termine. Dopo aver già ridotto lo stock di deteriorati lordi di 11 miliardi a 53,6 miliardi, con un rapporto deteriorati/impieghi del 12,8%, oggi la banca punta al 10,5% a fine 2019. E nell’ultima conference call Messina ha sottolineato che l’obiettivo può essere migliorato. In questo senso il deal sulla Capital light bank può essere decisivo. Fuori dai radar, invece, rimane l’ipotesi di un coinvolgimento in una nuova operazione di fusione. Intesa, ha detto ieri il presidente Gian Maria Gros-Pietro, ha «una quota di mercato tale che sarebbe opportuno non procedesse ad ulteriori operazioni di consolidamento».

Luca Davi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa