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Intesa cavalca il rilancio: più credito grazie al Pnrr

Lo scenario macroeconomico di fondo potrebbe essere più roseo del previsto. E Intesa Sanpaolo, in questo contesto, vuole giocare un ruolo di primo piano, agendo da motore della ripresa e da “cinghia di trasmissione” del recovery plan verso l’economia italiana. Anche perchè la nuova Banca dei Territori del gruppo di Ca’ de Sass, a valle della fusione con Ubi Banca, conta quasi 800 miliardi di euro tra impieghi e raccolta totale, «pari a circa il 50% del Pil nazionale», dice Stefano Barrese, capo della divisione dedicata alle famiglie e alle Pmi del gruppo.

Con 13,5 milioni di clienti, circa 50.000 dipendenti – dei quali oltre la metà donne – la struttura della Banca dei Territori è oggi una struttura «rinnovata e rafforzata». L’integrazione con Ubi ha portato la raccolta complessiva a oltre 550 miliardi di euro e impieghi per circa 250 miliardi di euro. E da inizio anno, nei primi cinque mesi, il gruppo ha già erogato prestiti per circa 20 miliardi di euro, in progresso del 12% rispetto ai primi 5 mesi del 2020, di cui 11 miliardi a pmi e micro-imprese. «Con il completamento dell’integrazione di Ubi, la migrazione della sua clientela e l’ingresso dei nuovi colleghi siamo ancora più vicini a famiglie e imprese per compiere insieme il percorso fondamentale di ripresa post Covid e per partecipare alla realizzazione del Pnrr», sottolinea Barrese nel corso della presentazione della nuova struttura. «Grazie alla competitività e al dinamismo di 1,2 milioni di eccellenze imprenditoriali che vediamo crescere e che affianchiamo nei loro progetti, la nostra economia sarà di nuovo in grado di realizzare un forte recupero dei valori di Pil ed export».

La fiducia del resto arriva soprattutto dalle stime macro. Che, come detto, stanno virando al positivo, complice il buon andamento della campagna vaccinale e il miglioramento del clima di fiducia. La stessa direzione Studi e Ricerche del gruppo Intesa, guidata dal capo economista Gregorio De Felice, ha rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil dello 0,9% al 4,6% nel 2021, per proseguire ad un ritmo pari al 4% nel 2022. Secondo le previsioni, l’economia italiana potrebbe «contare su una ritrovata competitività, con un diffuso guadagno di quote di mercato dei settori manifatturieri e nel balzo della propensione all’export», dice De Felice, mentre la transizione verso un’economia più digitalizzata e sostenibile può offrire opportunità di rafforzamento a tutto il manifatturiero, dall’elettronica all’elettrotecnica, dalla meccanica agli autoveicoli e moto).

Con la nuova struttura della Banca dei Territori – che conta dodici direzioni regionali, la direzione agribusiness e la direzione impact – Intesa punta così a rafforzare la presenza nel mercato di famiglie e imprese per e cogliere le opportunità di ripresa post Covid offerta dalla realizzazione del Pnrr.

Sullo sfondo, ovviamente, rimangono le sfide. A partire dallo stock di moratorie sui pagamenti che ammontano, nel caso di Intesa, a circa 70 miliardi di euro a valere su 440mila imprese. Barrese sottolinea che sulle moratorie che andranno in scadenza «supporteremo i clienti che vorranno chiedere l’estinzione». Del resto il numero uno della Banca dei Territori ritiene che la moratoria non sia «lo strumento ideale per supportare le imprese in questo contesto». La moratoria è sì «uno strumento emergenziale» che «ha fatto i suoi effetti nel 2020, insieme ai prestiti covid».

Tuttavia oggi lo strumento «ideale» per supportare le imprese è un rifinanziamento che vada a rinegoziare i prestiti in moratoria, «allungando la durata fino a 20 anni». Le moratorie, invece, «possono servire per le “famiglie”». A fronte della possibilità che le aziende varino licenziamenti – e «mi auguro che non accada», conclude Barrese – saranno infatti «le famiglie a dover essere supportate» con le moratorie cosicchè possano «mantenere le loro case con le moratorie sui mutui. Quindi serve uno switch tra imprese e famiglie».

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