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Intesa batte le attese e soddisfa i soci

Il miglior risultato da dieci anni, nonostante un contesto più complesso del previsto. Accompagnato dalla promessa ricorrente, il cavallo di battaglia di Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo: « Sono un amante dei dividendi, alla fine dell’anno i miei azionisti saranno molto contenti ».
Per l’amministratore delegato della prima banca italiana – con un azionariato in cui gli investitori istituzionali rappresentano oltre il 65% – il filo con il mercato è determinante (+1,28% ieri in Borsa). I risultati aiutano: nei primi nove mesi dell’anno l’utile netto è stato pari a 3,012 miliardi rispetto ai 2,388 di un anno fa ( senza contare le poste straordinarie legate all’operazione banche venete). Nei primi nove mesi Intesa ha già realizzato il 90% di tutti gli utili 2017, se si include la plusvalenza netta di 400 milioni relativa ad Intrum. Abbastanza per far dire alla banca che per l’intero 2018 « è atteso un aumento del risultato netto, rispetto al 2017 » , sempre al netto della voce cash da 3,5 miliardi di contributo pubblico legato alle due ex venete, grazie all’aumento dei ricavi, il controllo dei costi e il calo del costo del rischio. « Confermiamo tutti target del piano 2018-2021», ha detto ancora Messina. Resta stabile la posizione rispetto ai titoli di Stato italiani, che vede una esposizione di 28,13 miliardi (quella tramite attività assicurativa è scesa a 45,9 miliardi da 46,8 di fine giugno). Meglio delle previsioni degli analisti anche l’utile legato al solo terzo trimestre, in crescita del 28,2% a 833 milioni. Il periodo luglio- settembre ha sorpresa favorevolmente, anche per la ripresa dei ricavi da margine di interesse, sebbene in generale il confronto con il trimestre precedente mostri qualche indicatore in ripiegamento, sia per ragioni stagionali, sia per le turbolenze che hanno caratterizzato i mercati ( l’attività di trading, ad esempio, è passata dai 250 milioni del secondo trimestre ai 105 del terzo). In miglioramento anche la qualità del credito, con una riduzione di circa 3 miliardi di crediti deteriorati nei primi nove mesi dell’anno; includendo anche la cessione delle sofferenze ad Intrum lo stock è sceso del 26,3% al lordo delle rettifiche rispetto alla fine del 2017.
La banca, ha precisato Messina, non teme l’andamento dei mercati, nonostante lo spread a 150 punti base sarebbe «il giusto livello dell’economia reale italiana » . La risalita del differenziale con i titoli tedeschi, da marzo in poi, ha pesato per 45 punti base sul patrimonio ai fini di vigilanza, ma nonostante questo «il nostro buffer di capitale – ha spiegato Messina – è di 180 punti base sopra la media dei nostri colleghi». A fine settembre il Cet1 pro- forma a regime (considerando il pieno assorbimento delle imposte differite attive, le Dta) della banca era pari al 13,7%, meglio di quanto era stato fotografato al 30 giugno ( 13,6%). E l’ad ha anche ricordato: che «i risultati dello stress test confermano la nostra banca un chiaro vincitore».
Messina ha poi fatto professione di ottimismo: l’impatto della finanziaria sulle banche « non preoccupa, tutto è perfettamente gestibile», l’Italia è un Paese solido ed è escluso che « possa avere un Pil che cresce nel 2019 meno dell’1%».
Poi ha aggiunto: «Se qualcuno vuole uno scenario da Armageddon vada a vedersi un film di fantascienza».

Vittoria Puledda

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