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Intesa avvia la cessione delle attività in Ucraina

Il problema maggiore, come aveva detto il consigliere delegato Enrico Cucchiani presentando il bilancio 2012, resta l’Ungheria, dove Intesa Sanpaolo opera attraverso la controllata Cib. Ma l’exit strategy di Ca’ de Sass dall’Est Europa potrebbe partire dall’Ucraina, altro Paese dove il gruppo da diversi anni sta raccogliendo più spiacevoli sorprese che soddisfazioni.
Qui Intesa è presente attraverso Pravex, e – stando alle indiscrezioni diffuse ieri dall’agenzia Reuters – sarebbero partite le trattative per la cessione. La banca non ha né confermato né smentito, ma qualcosa sembra iniziare a muoversi sul fronte ucraino; contatti preliminari, per il momento: sempre ieri, il quotidiano locale Kommersant Ukraine ha dato conto del progetto di Intesa di lasciare il paese, come peraltro hanno già fatto nel recente passato i tedeschi di Commerzbank e gli austriaci di Erste, specificando che nel caso di Pravex la banca italiana avrebbe sondato l’interesse di tre istituti ucraini e russi.
Nel caso di Commerzbank ed Erste, l’uscita dall’Ucraina è costata pesanti minusvalenze, per quanto riguarda il gruppo italiano invece al momento non ci sarebbero elementi sufficienti per valutare i costi della ritirata. Certo è che già oggi Pravex, che era stata comprata nel 2008 per 493 milioni di euro, figura nel bilancio di Intesa Sanpaolo con un valore di carico pari a 73 milioni al 31 marzo, 8 in meno degli 81 di fine 2012, dopo l’ultima maxi-svalutazione da 94 milioni effettuata durante l’anno scorso.
Sempre nel 2012, il risultato della gestione operativa di Pravex Bank è stato positivo per 1,8 milioni, dunque in calo rispetto agli 11 milioni nel 2011, ma per effetto dei 94 milioni di rettifiche di valore nette sui crediti (più che decuplicate rispetto al 2011, quando erano state 6,5 milioni), Pravex «ha evidenziato un risultato corrente al lordo delle imposte negativo per 98 milioni, a fronte di un risultato positivo di 4,3 milioni del precedente esercizio», come si legge nel bilancio consolidato di Intesa. A rendere ancora più salato il conto dell’avventura ucraina, avviata proprio cinque anni fa di questi tempi acquistando la banca dalla famiglia dell’ex sindaco di Kyev, Leonid Chernovetsky, anche i 50 milioni di aumento di capitale sottoscritto da Ca’ de sass nel 2012, che si vanno ad aggiungere ai 30 versati l’anno precedente.
Come si diceva, Pravex – collocata fuori dalla divisione banche estere proprio per via dei risultati negativi dettati dal contesto del Paese – non è l’unica spina nell’Est Europa di Intesa: in Ungheria l’anno scorso la controllata Cib è costata al gruppo 276 milioni di svalutazioni. Tutti buoni motivi, questi, per avviare un processo di alleggerimento nell’area, come lo stesso Cucchiani aveva lasciato intendere a marzo, dicendo che Intesa è «pronta a ridurre la sua presenza».
Ieri a Piazza affari il titolo Intesa ha chiuso in rialzo dello 0,95%, a 1,38 euro.

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