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Intesa apre il mercato dei crediti difficili a Prelios 10 miliardi

Cinque mesi di negoziato, e 24 di attesa, posson bastare. Domani salvo sorprese sarà varata l’operazione apripista italiana nel mercato secondario dei crediti dubbi: Intesa Sanpaolo ne affiderà per 10 miliardi di euro di valore lordo a Prelios, 3 in cessione e 7 da gestire con un contratto decennale. Sono quei crediti che le banche contabilizzano come «inadempienze probabili», a fronte di prenditori in temporanea difficoltà. Il fatto che siano teoricamente recuperabili li distingue dalle «sofferenze », su cui non resta che liquidare a saldo e stralcio.
Anche sulle sofferenze, 20 mesi fa, la maggiore banca italiana fu apripista, con la cessione di un pacco da 10,8 miliardi a Intrum. Ora, se i dettagli andranno a segno, la controparte sarà Prelios, nata negli anni ‘90 come Pirelli Real Estate e poi scorporata specializzandosi nel recupero crediti, da pochi mesi sotto il cappello del fondo Usa Davidson Kempner. A quanto si apprende l’operazione è focalizzata sulle esposizioni verso piccole e medie imprese — le più difficili da gestire per le banche in questo contesto di tassi e richieste regolamentari — e poggia su due pilastri. Da una parte Intesa Sanpaolo cede con cartolarizzazione di titoli circa 3 miliardi di crediti a Prelios. Le tranche potrebbero essere quattro, con la banca venditrice a sottoscrivere le due meno rischiose (senior e mezzanino) e l’azionista Usa proprietario al 100% di Prelios a rilevare junior e junior mezzanino, a fronte di un esborso di capitale stimato in 380 milioni. In parallelo la banca darà in gestione altri 7 miliardi di Utp (acronimo inglese di crediti dubbi), che Prelios dovrà recuperare lucrando commissioni basate sugli effettivi flussi di incasso. Come aveva detto mesi fa l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, per la banca l’operazione non impatterà sulla redditività: vuol dire che non ci saranno minusvalenze perché il prezzo sarà uguale o maggiore al valore contabile dei crediti selezionati. Gli Utp di Intesa Sanpaolo, a fine marzo pari a 14 miliardi, sono coperti al 33% circa, quindi con un valore contabile di 67 su 100. Con la vendita la banca coglierebbe in anticipo l’obiettivo di qualità creditizia del piano 2018-2021, e resterebbe con 11 miliardi di Utp, ma solo 4 su cui focalizzare le forze interne.
Prelios dal 2016 è tra gli operatori più attivi nel settore: gestisce oltre 25 miliardi di crediti, una bella fetta nella nicchia che attira investitori da tutto il mondo per la montagna da 170 miliardi smaltita dal sistema bancario da allora. Di questi, però, 103 miliardi sono state sofferenze, semplici da vendere perché non riguardano tessuti economici “vivi”. Tanto più che gli Utp in pancia alle banche nostrane (79 miliardi lordi) hanno superato ormai le sofferenze, e PricewaterhouseCoopers (Pwc) da due anni nel suo rapporto periodico li segnala come la vera sfida per le banche italiane: sia perché sono coperti molto meno nei bilanci (un 36% medio, contro il 61% delle sofferenze) sia perché di più complessa gestione. «Nel 2019 ci aspettiamo un mercato da 50 miliardi lordi di v endite di crediti deteriorati, con attenzione crescente sugli Utp», ha detto di recente Pier Paolo Masenza, capo dei servizi finanziari di Pwc. Finora le cessioni di Utp sono state in gran parte legate a liquidazioni di banche(specie le due ex popolari venete), mentre Pwc ha calcolato che solo 2,5 miliardi di Utp sono stati venduti nel 2018, e circa 3 miliardi nel primo semestre 2019. Ma è facile predire che l’annata chiuderà su livelli record: dopo Intesa-Prelios si prenota Mps, che negozia la vendita forzata di 8 miliardi di Utp alla pubblica Sga, mentre Unicredit sta provando a cederne 13 miliardi dei suoi 16.
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