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Intesa anticipa sulle ex Venete

Banca Intesa Sanpaolo anticipa da febbraio a dicembre, l’integrazione delle ex banche venete (ex Popolare di Vicenza e ex Veneto Banca) in maniera da essere una banca unica a partire dal primo gennaio 2018, in linea con il nuovo piano di impresa. L’operazione avverrà nel weekend tra l’8 e il 10, dicembre secondo quanto hanno comunicato ai dipendenti Stefano Barrese, responsabile Banca dei territori ed Eliano Lodesani, coo di Intesa Sanpaolo. Sulla liquidazione coatta amministrativa di Popolare Vicenza e Veneto Banca è intervenuto ieri Giulio Romani, segretario generale di First Cisl, a seguito di un doppio incontro avuto dal sindacato con i commissari che si occupano della liquidazione, sostenendo che «sarebbe mostruoso se la vicenda delle banche venete, costata miliardi di euro ai contribuenti e danni incalcolabili a migliaia di famiglie e imprese, si concludesse con un nuovo tributo occupazionale nelle società escluse dal perimetro salvato da Intesa Sanpaolo. Al contempo, è sorprendente che il mandato conferito ai liquidatori da parte del governo non abbia contemplato una preventiva azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, pur essendo questa al vaglio dei commissari». Intanto, il presidente di Ca’ de Sass, Gian Maria Gros-Pietro, ha confermato la disponibilità dell’istituto a versare circa 40 milioni di euro nel fondo Atlante 2 che ha bisogno di ulteriori 280 milioni di euro per rilevare i crediti in sofferenza delle tre casse del Centro (Cassa Rimini, San Miniato e Cesena) che dovrebbero andare sotto il controllo di Crédit Agricole, o meglio di Cariparma. «L’acquisizione è subordinata alla condizione che gli Npl delle tre banche debbano essere esternalizzati», ha affermato Gros-Pietro ricordando che Intesa Sanpaolo ha «investito ben oltre un miliardo di euro nel fondo di salvataggio Atlante e nei fondi costituiti da tutto il settore bancario. «Non vedo altre situazioni critiche all’orizzonte», ha sostenuto e ha escluso, per ora, altre acquisizioni da parte del suo istituto dopo la recente operazione con la quale è stata rilevata la banca privata svizzera Morval. Intesa Sanpaolo si sfila anche da Alitalia. «Non capiamo nulla di business di volo», ha detto, «non c’è senso nel restare azionista in Alitalia, ma come banca senz’altro cofinanzieremmo un piano di ristrutturazione credibile».

In merito alla gestione delle sofferenze da parte di Intesa, il presidente ha ricordato che l’istituto ha presentato il proprio piano alla Bce, che l’ha accettato. Prevede principalmente una soluzione interna alla banca per ridurre la quota del totale Npl dal 12,9% di metà 2017 e al 10,5% alla fine del 2019 a livello lordo e da 7,1% a circa il 6% a livello netto. «Per quanto riguarda l’afflusso considerevolmente ridotto di nuovi Npl, siamo già tornati al livello pre crisi», ha detto, «a metà del 2017, gli Npl di Intesa Sanpaolo ammontavano a 54,6 miliardi al lordo e 27,8 miliardi di euro al netto». L’intervento del fondo Atlante sugli Npl «ha evitato una crisi di sistema e ha contribuito a portare slancio su questo mercato», ha concluso il presidente di Intesa Sanpaolo, «oggi le cessioni di Npl avvengono al 30-38% rispetto al valore nominale contro il 20% dell’anno scorso».

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