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Intesa alla conta sul cambio al vertice

Tensione sempre alta dentro a Intesa Sanpaolo, dove la possibilità di un’uscita in tempi brevi del consigliere delegato Enrico Cucchiani sembra sempre più probabile. Mentre il titolo della banca ha perso il 3,78%, ieri si sono susseguite le telefonate e i colloqui informali tra i consiglieri e soprattutto gli azionisti, al lavoro per decidere come e quando chiudere un avvicendamento che fino a qualche settimana fa veniva considerato possibile ma non così ravvicinato nel tempo.
A meno di un passo indietro del manager ex Allianz, i prossimi giorni saranno decisivi: domenica, quando – secondo quanto riferito da Radiocor – Cucchiani, attualmente a New York, dovrebbe avere un colloquio con il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giovanni Bazoli; poi lunedì, quando potrebbe svolgersi un incontro tra le Fondazioni azioniste e infine martedì, quando si riuniranno i due consigli della banca e dunque potrebbe essere formalizzata un’eventuale decisione, qualunque essa sia.
Al riguardo, sarà determinante la posizione degli azionisti pesanti, cioè le Fondazioni, che nella Sorveglianza – cui spetta il potere di nomina e revoca del ceo, che siede in Consiglio di Gestione – esprimo 16 dei 19 consiglieri: come noto, il presidente di Fondazione Cariplo (secondo azionista con il 4,9%), Giuseppe Guzzetti, è allineato a Bazoli nell’intenzione di procedere al ricambio, mentre la Compagnia di San Paolo – forte del 9,7% – starebbe maturando una posizione più articolata. Il presidente dell’ente torinese, Sergio Chiamparino, nelle ultime ore ha avuto diversi colloqui telefonici con Guzzetti, durante i quali, si apprende, avrebbe manifestato una disponibilità di massima ad appoggiare il turnover al vertice, ma a condizione che questa fase di passaggio venga sfruttata per riaprire subito il cantiere della governance, creando le premesse per il superamento del duale.
La questione da sempre sta a cuore all’azionista torinese, che la considera prioritaria all’eventuale avvicendamento al vertice; morale: la Compagnia potrebbe dare il suo benestare all’uscita di Cucchiani – che, si fa notare a Torino, è stato scelto due anni fa dagli stessi Bazoli e Guzzetti – solo in cambio di un impegno preciso da parte degli altri soci a rivedere lo statuto per cancellare il duale e tornare al sistema tradizionale – considerato più efficiente e trasparente – magari nel corso della prossima assemblea di bilancio. Una soluzione, questa, gradita anche alla Banca d’Italia, come avrebbe confermato il governatore Ignazio Visco durante il suo incontro di martedì con i vertici di Intesa: nelle prossime ore si capirà come la pensano anche le altre Fondazioni azioniste.
Per quanto riguarda la successione di Enrico Cucchiani, in banca la soluzione che si considera più probabile rimane quella di Carlo Messina, attuale direttore generale vicario. Negli ultimi mesi, cioè da quando è entrato nel Consiglio di Gestione con la carica di vice-ceo, Messina di fatto si è mosso con sempre maggior autorità in banca, e nelle ultime settimane avrebbe aperto dei canali diretti anche con le principali Fondazioni azioniste. Segnali di forza, che – insieme alla stima di cui gode anche da parte di Bazoli – ne fanno il candidato naturale a subentrare a Cucchiani; anche se in banca le voci non sono univoche, e c’è chi ritiene che si potrebbe valutare anche una soluzione esterna: d’altronde, si ragiona in Ca’ de Sass, Messina da pochi mesi è diventato capo della Banca dei territori, il cuore pulsante del gruppo, che in caso di sua promozione perderebbe il quarto responsabile in due anni.
Restando alle voci, ieri tra gli analisti circolava anche l’ipotesi che dietro allo scontro al vertice ci possa essere la possibilità di un impegno da parte di Intesa verso il Monte dei Paschi di Siena: a fine mattinata la voce è stata seccamente smentita dal presidente del Consiglio di Gestione, Gian Maria Gros-Pietro.

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