Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Intesa, ai soci un dividendo di 1,2 miliardi

Intesa Sanpaolo torna in utile nel quarto trimestre e chiude l’anno con 1,25 miliardi di profitti netti (1,7 miliardi escludendo l’effetto della tassazione sulle quote Bankitalia) che saranno interamente girati ai soci sotto forma di dividendi. «Remunerare gli azionisti con la distribuzione di un dividendo sostenibile è una priorità» ha detto il consigliere delegato, Carlo Messina, annunciando per l’anno prossimo la distribuzione di 2 miliardi di cedole. Notizia che è valsa un rialzo del 4% a Piazza Affari. 
«Con un utile netto effettivo di 1,7 miliardi, in crescita del 39% rispetto al 2013, dimostriamo di mantenere in pieno i nostri impegni» ha detto Messina, sottolineando la forte redditività che insieme all’aumento dei ricavi ha permesso di chiudere l’anno meglio delle attese. I conti esaminati ieri dal consiglio di sorveglianza guidato da Giovanni Bazoli presentano proventi operativi netti in aumento del 4%, a 16,9 miliardi, e un risultato della gestione operativa a 8,3 miliardi. Tra le componenti dei ricavi, gli interessi netti sono stati 8,3 miliardi, in crescita del 3,3%, le commissioni nette di 6,7 miliardi, con un incremento del 10,5%, e un risultato dell’attività di negoziazione di 777 milioni. In calo del 36% gli accantonamenti. Il common equity ratio è salito al 13,3% (13,6% con i criteri transitori). Tutte le divisioni sono in crescita: Banca dei Territori è tornata in utile per 1,87 miliardi, il Corporate ha generato 1,3 miliardi di profitti, per Eurizon il risultato è salito del 51,7% e per Fideuram del 63,3%. Per Banche estere utili a 89 milioni.
«A beneficiare di questa performance sono tutti gli stakeholder – ha commentato Messina – gli azionisti ricevono 1,2 miliardi; le famiglie e le imprese cui la banca ha erogato circa 34 miliardi di credito; i dipendenti, con una spesa per il personale di 5,1 miliardi e il settore pubblico con imposte per 2,7 miliardi».
Il Ceo si attende un 2015 ancora in miglioramento. In previsione non ci sono acquisizioni in Italia mentre all’estero Intesa vuole crescere con «brand riconoscibili» nell’asset management e nel private banking, che in futuro potrebbero anche andare in Borsa. «In entrambi i casi manterremmo una quota di controllo» ha chiarito Messina, chiamandosi fuori dalla bad bank pubblica, «non intendiamo partecipare».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa