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Intesa, 90mila dipendenti azionisti

Non più solo dipendenti. In Intesa Sanpaolo i 90mila lavoratori da ora in poi saranno anche azionisti. Quindi partecipi, in piccolo, ma in concreto, alla realizzazione degli obiettivi economici e patrimoniali previsti. E soprattutto protetti, almeno all’inizio della loro carriera di azionisti, dalle oscillazioni del titolo. Intesa Sanpaolo fa da apripista nell’azionariato diffuso ai dipendenti, passando, però, attraverso «un sano e costruttivo confronto con il sindacato», commenta Mauro Bossola, segretario generale aggiunto della Fabi.
L’accordo raggiunto ieri tra il gruppo e i sindacati aziendali (Dircredito, Fabi, Fiba, Fisac, Uilca, Ugl credito, Sinfub) riguarda non solo i 65mila bancari ma tutti i 90mila lavoratori, italiani ed esteri, indipendentemente dal contratto di lavoro, quindi bancari e non. In occasione della presentazione del piano di impresa il chief operating officer, Francesco Micheli, aveva spiegato ai rappresentanti dei lavoratori che i risultati del 2013 non avrebbero consentito nessuna erogazione di Vap (valore aggiunto procapite). All’epoca, però, Micheli aveva anticipato, riferendosi al piano d’impresa, che il gruppo aveva allo studio una soluzione innovativa che doveva però passare dall’approvazione dei consigli e che avrebbe cercato di favorire il maggior coinvolgimento possibile delle persone. La soluzione innovativa era il progetto di azionariato ai dipendenti che i consigli hanno approvato e sottoporranno all’approvazione dell’assemblea. Questo ha consentito al top manager di tornare dal sindacato con la proposta che «copre l’intero arco di piano e riguarda l’erogazione di azioni gratuite a fronte del maggiore sforzo che le persone sono chiamate a fare per lo sviluppo dei ricavi – dice Micheli –. Il progetto si inserisce nel quadro del più ampio ragionamento che le parti, contrattualmente, stanno conducendo in materia di premio di risultato. L’innovazione sta anche nel fatto che viene erogato in anticipo e rappresenta un investimento sulla fiducia». Entrando nel merito, l’accordo prevede l’assegnazione a titolo gratuito nel 2014 di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, acquistate sul mercato, cui si aggiungerà quanto riveniente dall’eventuale adesione al Piano di Investimento. A tutto il personale, si legge nell’accordo, «verrà offerta l’assegnazione gratuita di azioni di Intesa Sanpaolo per un controvalore individuale pari a 920 euro, ridotto pro quota in presenza di rapporto di lavoro a tempo parziale».
L’accordo però non finisce qui. Nel 2012 il gruppo ha raggiunto con il sindacato un’intesa sulla produttività e l’occupazione nella quale si sanciva un sacrificio complessivo che comprendeva, tra le altre misure, la solidarietà, lo straordinario bloccato, le ferie obbligatorie, l’orario esteso. «L’accordo ha prodotto un risultato importante in termini di riduzione dei costi complessivi – osserva Micheli – e questo ha consentito di prevedere un premio sociale». A coloro che hanno una retribuzione annua lorda inferiore a 65mila euro, il gruppo ha infatti riconosciuto un premio sociale di 820 euro lordi. Con la possibilità di convertirlo in welfare, usufruendo così di una fiscalità più vantaggiosa.

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