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Intesa, 90 contratti di filiera. Finanziamenti per 4,5 miliardi

Distretti e filiere, da sempre, sono state una delle medicine più efficaci per contenere gli effetti della polverizzazione aziendale da cui è storicamente affetto il sistema produttivo italiano. Ora, l’appartenenza a una catena di subfornitura efficiente, guidata da un’impresa capofila d’eccellenza, può aiutare le imprese che ne fanno parte a ottenere più credito e a condizioni più vantaggiose: perché l’esser parte di un sistema stabilizza le prospettive di crescita dell’impresa, e può convincere la banca a essere più generosa nel concedere nuovi impieghi a medio-lungo periodo.
Non a caso, sono sempre più numerosi gli istituti che hanno avviato un approccio “di filiera”. Partendo dal presupposto che «in questo momento non possiamo sprecare nessuna delle occasioni di crescita che si stanno materializzando per il Paese», come sostiene il ceo Carlo Messina, Intesa Sanpaolo ha deciso di accelerare siglando nelle scorse settimane 90 contratti con altrettante aziende capofiliera, da Brunello Cucinelli ad Azimut, da Prima Industrie a Engineering passando per Moschino, Valvitalia, Antinori. Le 90 aziende, per lo più appartenenti ai settori moda, agroalimentare e meccanica, in totale fatturano 11 miliardi ma intorno a loro ruotano 90 diversi indotti che a loro volta contano 5mila altre imprese con ricavi totali per altri 17 miliardi: questi due mondi, insieme, saranno i primi a sperimentare il nuovo “programma di filiera” della banca, che prevede un plafond di 4,5 miliardi di nuovi impieghi potenziali, di cui 3 a breve periodo e 1,5 a medio-lungo. Ma più delle risorse, che in questo periodo di Qe e T-Ltro abbondano, contano le modalità con cui verranno erogate: «Il nuovo modello – spiega Stefano Barrese, responsabile area Sales e marketing di Intesa Sanpaolo – ci consentirà di proporre alle imprese credito a condizioni migliori, sconti su prodotti e servizi, attività di formazione specifica». Tutto merito dell’appartenenza a una filiera, che «consentirà ai fornitori di veder migliorato il proprio rating creditizio fino a 3 notch, con una riduzione del pricing finale fino al 30% rispetto al prezzo di base».
Il progetto, tra i frutti dell’accordo che da anni lega Intesa Sanpaolo con Confindustria, è stato messo a punto insieme alla divisione Corporate guidata da Gaetano Miccichè e dall’area studi di Gregorio De Felice, che ieri a Milano hanno presentato il Programma filiere insieme a Messina e Barrese. Come si diceva, si parte dalle 90 filiere, ma complessivamente la banca ha stimato che saranno altri 255 i sistemi produttivi cui potrà essere applicato a breve il modello, con 32mila fornitori, 60 miliardi di fatturato complessivo e nuovo credito per 15,5 miliardi. Cifre che danno la misura delle potenzialità di crescita per le imprese (cui Intesa «ha già erogato 15 miliardi di nuovo credito a medio-lungo periodo nei primi cinque mesi dell’anno, di cui 7 solo tra aprile e maggio», come ha ricordato Messina) ma anche per la banca: oltre la metà delle aziende coinvolte, infatti, al momento non figura tra i clienti del gruppo.
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