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Intesa, 4 manager al fianco di Cucchiani Mps, scontro sulla cessione di Biverbanca

Il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo “taglia” se stesso, accettando di eliminare le tre commissioni interne (piano di impresa, patrimonio e bilancio, crediti e rischi) e di far posto, con un rimpasto ampio tra sette mesi, a un’infornata di manager della banca nell’esecutivo, fino a quattro, di fianco all’ad. In una riunione non proprio serena si è affermata la linea da mesi portata avanti dal presidente Giovanni Bazoli e dalle grandi fondazioni azioniste sull’esigenza di snellire la governance di gruppo (l’anno scorso tra consigli e commissioni sono servite 235 riunioni) ed aumentare l’esecutività del Cdg. Ma c’è voluta la mediazione di Bazoli per avere una sofferta unanimità nei due organi.
Le modifiche adottate saranno sottoposte a un’assemblea straordinaria, che verso fine anno – Bankitalia ha 90 giorni per dare prima il nulla osta – dovrà adottarle e renderle pronte per il rinnovo dei vertici di primavera. Due le novità. Il futuro Cdg «sarà da sette a undici membri» (oggi sono nove), composto dall’ad più due fazioni: l’esecutiva, formata «dall’ad, i due vice presidenti e un numero di dirigenti del gruppo», crescente da due a quattro secondo l’ampiezza del consiglio; una «componente indipendente con il presidente e i restanti membri». Gli “esecutivi” che affiancheranno
Cucchiani, oggi unico manager del consiglio, saranno scelti tra qualche mese, e si profila una competizione aperta tra i due dg e altri della prima linea come Giuseppe Castagna – prossimo capo del retail – il direttore operativo Francesco Micheli, e Bruno Picca, responsabile rischi. Gli “indipendenti” saranno appannaggio delle grandi fondazioni azioniste. Il passaggio saggerà la coesione del management, specie quella tra l’ad e il dg Gaetano Micciché, capo di Imi e del corporate, da anni preponderanti nella redditività del gruppo. I dg non sembrano finora avere ostacoli o conflitti, e sono regolarmente ospiti dei consigli. Ieri Ca’ de Sass ha poi
recepito la legge sulle quote rosa, che impone un quinto di donne nei consigli entro il 2014. Ci sarà da lavorare, perché oggi il Cds ha una donna su 19 (ne servirebbero
almeno 4) e il Cdg ha nessuna su 9 (qui il minimo sarebbe 2).
Cambiando banca, Mps registra un intoppo sulla vendita del 60% di Biverbanca a Cassa di Asti.
Il preliminare, con corrispettivo 203 milioni, prevedeva la spartizione a tre delle 6.300 quote azionarie di Bankitalia in capo a Biver (oltre a Mps, la fondazione di Biella ha il 33,5%, quella di Vercelli il 6,5%). Ma i due enti ora si oppongono, per non privare Biver di un asset in bilancio a soli 9 milioni ma che potrebbero moltiplicarsi. Tanto che Mps iscrive le sue 7.500 altre quote di Via Nazionale a 400 milioni. Biella e Vercelli chiedono ai senesi un piano alternativo, gli astigiani danno segni di disponibilità. Il titolo Mps sale del 5,8%, ma Siena rischia di dover offrire contropartite più alte per liberarsi di Biverbanca.

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