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Intesa, 1,2 miliardi di utili in tre mesi Crediti deteriorati giù di 1,5 miliardi

«Abbiamo chiuso il primo trimestre 2018 con risultati eccellenti. Prevediamo una crescita significativa nell’esercizio e la distribuzione di un dividendo molto generoso». Ha esordito così ieri pomeriggio Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, illustrando agli analisti finanziari le cifre approvate dal consiglio. «L’utile netto, pari nei primi tre mesi a 1,25 miliardi e in aumento rispetto a un anno prima del 39%, è il migliore dal 2008 e consente al piano d’impresa di partire di slancio».

Con l’inclusione della plusvalenza relativa alla transazione con Intrum i profitti salgono a 1,65 miliardi. «Un valore pari al 43% dei 3,8 miliardi di utile del 2017», sottolinea Messina. «Siamo pertanto nelle condizioni di poter affermare che i profitti del 2018 saranno superiori. E, considerato il payout, cioè la parte degli utili distribuita ai soci, «confermiamo come priorità la capacità di remunerare in maniera significativa i nostri azionisti, come dimostrano i 10 miliardi di dividendi erogati nel corso del piano precedente».

L’amministratore delegato si è soffermato in particolare sul tema dei crediti deteriorati: «Abbiamo fatto un capolavoro», ha detto facendo riferimento in particolare agli «evidenti benefici» dell’alleanza con il colosso svedese degli npl (non performing loan) Intrum raggiunta in aprile. La riduzione delle sofferenze, rispetto ai massimi di settembre 2015, è pari a 14 miliardi, 1,5 nel primo trimestre 2018, cifra che sale di 11 miliardi a circa 25 includendo appunto la transazione con Intrum, realizzata «senza costi per gli azionisti», ha precisato Messina. Il calo complessivo ha «già raggiunto circa la metà dell’obiettivo di riduzione dei crediti deteriorati del piano d’impresa 2018-2021».

La partnership strategica con Intrum, ha aggiunto il top manager, è «un’operazione che può essere considerata come un punto di riferimento. Poggia su una solida logica industriale: Intrum è un leader internazionale di elevata competenza, grazie alla complementarietà con le professionalità di Intesa Sanpaolo saremo in grado di dar vita al secondo operatore nel servicing in un mercato, quello italiano, che è il più rilevante a livello europeo. Saremo in grado di assicurare un interlocutore di elevato livello a tutto il settore bancario del Paese, che ha come priorità la progressiva riduzione dei npl».

Intesa, che presenta un common equity ratio (il rapporto che indica la patrimonializzazione) del 13,4%, «si conferma», ha detto Messina, come «l’acceleratore della crescita dell’economia reale del Paese: nei primi tre mesi del 2018 l’istituto ha erogato finanziamenti a medio-lungo termine per 12,5 miliardi». Ci sono «chiari segnali che l’Italia è in ottima forma. Nell’economia reale c’è stata una significativa ripresa degli investimenti da parte delle imprese e gran parte dei nuovi crediti prende origine proprio da questo. Le nostre imprese esportatrici sono in competizione con quelle tedesche e in diversi settori vanno meglio».

Sollecitato dagli analisti, Messina ha poi confermato che Intesa Sanpaolo sta «ancora cercando una possibile partnership per l’asset management. Dobbiamo avere il tempo per fare tutte le analisi possibili nel modo giusto». Nell’asset management «è importante ottenere economie di scala» e Intesa nel risparmio gestito «vuole «essere leader». Quindi, ha aggiunto il banchiere, se si presentasse l’occasione,valuterebbe la possibilità di un accordo strategico con un player globale che porti valore agli azionisti, «ma è qualcosa su cui stiamo ancora lavorando».

Sergio Bocconi

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