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Intervista a Patuelli “Dalle banche niente stretta sul credito Bene le misure Bce “

MILANO — Sentire Antonio Patuelli che parla bene delle misure sul Covid- 19 pare una notizia. «A differenza di quanto fatto nel 2008 e 2011, vanno nella d irezione giusta perché non acuiscono le difficoltà cicliche e puntano invece a tamponare l’emergenza sanitaria e a prevenirne le ricadute economiche e sociali, anche per le banche». Il presidente dell’Abi non stima però una stretta creditizia: casomai una minor domanda da parte di imprese e famiglie, «perché è in atto una guerra: se durerà pochi mesi come le risorgimentali avremo costi umani ed economici limitati, se diventerà mondiale come nel ‘900 i costi saranno un multiplo».
Non teme che le banche italiane, come già 10 anni fa, siano l’anello debole della catena?
«Una stretta creditizia è fuori dai nostri orizzonti, desideri e volontà.
Le banche sono interessate a erogare credito: tra l’altro anche in questi giorni in cui sono chiuse molte filiali, il lavoro con le imprese si sviluppa in maniera facilissima, in remoto. Certo non possiamo costringere le imprese a chiedere soldi se hanno meno commesse, o se non ne hanno più. Sul credito, poi, ci daranno una mano i regolatori, parzialmente allentando la gabbia stretta di norme contabili e prudenziali».
C’è un nuovo atteggiamento da parte di Eba e Bce?
«Si è poco notato che le misure adottate settimana scorsa dal presidente del Ssm Andrea Enria sono esattamente l’opposto della logica di rigore crescente che prima di lui madame Nouy professò per anni. Enria, di cui ho apprezzato tempestività e buon senso, si è reso conto che questa crisi non è nata finanziaria, pertanto risposte tipo quelle fornite nel 2008 e nel 2011 la accentuerebbero. È un allentamento temporaneo dei vincoli di patrimonio, che dà grande respiro alle banche in Europa, e consente di prevenire fenomeni di contagio del virus: dalle persone alle banche, che poi lo traslerebbero alle economie».
Quali sono gli aspetti cruciali del negoziato in corso con la Bce?
«Tutto è molto riservato, ma ci sono tre tematiche importanti. La prima è il calendario in vigore per considerare un credito “deteriorato”. Da anni le scadenze sono state anticipate e sincopate, così i ritardi dei pagamenti ne amplificano il loro peso sui bilanci bancari. Ma in questa fase, in cui le autorità cercano provvedimenti anticiclici, è giusto mettere in discussione tali scadenze ravvicinate. È una discussione oggettiva, non solo italiana: anche se alle nostre latitudini i tempi di pagamento sono più lunghi, per la Pa in primis. Un secondo fronte riguarda la creazione di cuscinetti prudenziali di capitale (i cosiddetti bond Tlac e Mrel, ndr) , utilissimi ma pensati in un contesto normale; qui ci si domanda se la tempistica per realizzarli sia ancora attuale, o non sia troppo ravvicinata, prociclica».
Infine le moratorie su crediti proposte dall’Abi: diventeranno crediti deteriorati?
«Quello è l’altro tema, più nostrano. Le nuove moratorie previste dal decreto del 17 marzo non devono appesantire il monte crediti deteriorati delle banche italiane; altrimenti si risolverebbero in un mero spostamento degli oneri prociclici. dai debitori alle banche».
Quando usciremo dalla crisi?
Con quale stato di salute bancaria?
«Questa è una guerra, e deve durare il meno possibile. Il comparto più colpito ora fa perno su turismo e trasporti, Settori che peraltro faranno più fatica a riprendersi perché rimettere in moto la fiducia, anche psicologica, nella libera circolazione globale richiederà tempo. Quanto al settore bancario, come ha ribadito il governatore Ignazio Visco con grande chiarezza, oggi è molto più forte che nel 2008, e può valersi del tanto lavoro fatto da allora per sopportare meglio le situazioni di stress. Ma anche per le banche è fondamentale che la guerra al virus non diventi “mondiale”: per questo ora va tamponata l’emergenza sanitaria».
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