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Intervista a Massimo Tononi «In BancoBpm tutti mobilitati per la liquidità alle nostre imprese»

«Dobbiamo fare in fretta. Abbiamo 500.000 imprese clienti a cui dobbiamo garantire liquidità fin da subito. Tutti i dipendenti e i manager di BancoBpm sono mobilitati per agire con rapidità in questa direzione. È la priorità della banca». Massimo Tononi è da pochi giorni il nuovo presidente di BancoBpm, eletto dall’assemblea dei soci in sostituzione dell’uscente Carlo Fratta Pasini che aveva scelto di non ricandidarsi. Tononi, che farà squadra con il confermato ceo Giuseppe Castagna, arriva al vertice della banca nel pieno della crisi indotta dal Coronavirus. Ed è naturalmente questo il tema principale della sua prima intervista a Il Sole24 Ore da presidente di BancoBpm.

I suoi ultimi incarichi, prima alla presidenza di Mps e poi di Cdp, sono stati in società controllate dallo Stato. Ora arriva in una public company privata come BancoBpm proprio quando alle banche viene chiesto soprattutto di erogare crediti garantiti dallo Stato. Nei prossimi mesi sarà questa la vostra funzione principale? E che valutazione dà del decreto liquidità approvato dal Governo?

Il decreto liquidità è certamente apprezzabile. Affronta la criticità più immediata, ovvero la liquidità delle imprese, lo fa per importi significativi e prospetta tempi di erogazione rapidi. Ovviamente noi stiamo lavorando al meglio delle nostre capacità per utilizzare le agevolazioni governative a beneficio delle quasi 500.000 imprese nostre clienti. Ma non ci limitiamo a questo. Fin dall’inizio dell’emergenza siamo stati al fianco dei nostri clienti, mettendo a disposizione 5 miliardi di plafond a imprese, professionisti e commercianti, e attivandoci su 70.000 richieste di moratoria.

Che tempi prevede per l’erogazione della liquidità garantita dallo Stato alle imprese? La necessaria istruttoria quanto può durare?

Il decreto è articolato e prevede fattispecie tra loro molto diverse. Stiamo lavorando con gruppi di lavoro dedicati in stretta collaborazione con Sace. Naturalmente vanno predisposte le procedure necessarie, ed inoltre credo sia importante assicurare uniformità di comportamenti da parte delle banche. Però mi creda: tutti i miei colleghi, senza eccezione alcuna, sono animati dalla volontà di fare in fretta. Mai come in questo momento la nostra banca, e ciascuno di noi, si sente vicina alle imprese e alle famiglie. Pur con i vincoli logistici di questo periodo, comunichiamo e parliamo costantemente con i nostri clienti.

Garanzie dello Stato sui crediti, allentamento delle regole Ue sugli aiuti di Stato, Golden power esteso e alcune nazionalizzazioni in vista. Il nuovo debito pubblico è “innocente”, ma poi andrà ripagato. È preoccupato per il futuro?

Dobbiamo essere grati per la disponibilità dello Stato, e quindi in ultima istanza dei contribuenti, a garantire il finanziamento, ed in alcuni casi il salvataggio, di tante imprese in crisi, una crisi che peraltro non ha colpevoli, perché tali non sono né le imprese, né le banche, né lo Stato. È anche comprensibile che vi sia preoccupazione per l’eventualità che aziende strategiche del Paese in temporanea difficoltà finanziaria finiscano per essere assorbite da operatori stranieri. Ecco perché in queste ultime settimane le norme sugli aiuti di Stato sono state molto ammorbidite, ecco perché l’entrata dello Stato nel capitale di imprese private è sempre più guardata con favore e non con sospetto, ecco perché la parola “nazionalizzazione” è tollerata, perfino apprezzata. Tutto questo avrà come conseguenza un ruolo sempre più marcato dello Stato nella proprietà e nella governance delle imprese. Ritengo, e si tratta di un giudizio strettamente personale, che sarà importante programmare una strategia di rapida uscita dello Stato da questi investimenti, nell’interesse di lungo termine proprio degli stessi contribuenti.

Ora lo stock pregresso di crediti in sofferenza sarà più difficile da smaltire e nuovi Npl arriveranno. Per voi e per le banche italiane è questo il rischio principale dei prossimi mesi?

L’Npe ratio di BancoBpm (9,1% a fine 2019) è allineato alla media del sistema (8,7%). Questo grazie al drastico processo di de-risking di questi ultimi tre anni: il totale dei crediti deteriorati lordi è passato da 31 a 10 miliardi in questo periodo. In particolare, l’incidenza delle sofferenze nette sul totale dei crediti (1,5 miliardi pari all’1,5%) è tra le più basse del sistema. Per il futuro, molto dipende dai tempi di ripresa delle attività economiche, tempi oggi difficilmente prevedibili. In ogni caso, le garanzie offerte dallo Stato dovrebbero ridurre in modo significativo l’impatto sul costo del credito delle banche. Certo, sarebbe importante se il decreto liquidità si applicasse anche agli Utp (oggi lo fa solo marginalmente) e non soltanto ai crediti in bonis. Dobbiamo evitare che aziende che avevano intrapreso un percorso virtuoso e stavano uscendo da situazioni difficili finiscano per essere schiacciate da questa crisi.

Le imprese attendono di sapere dal Governo quando potranno riaprire. Voi non avete mai chiuso ma siete ovviamente interessati alla piena ripresa della piena attività economica. Crede che riaprire sia un’urgenza?

L’auspicio di tutti è che vi possa essere presto una riapertura quantomeno graduale delle imprese. Che sia urgente è chiaro a tutti. Certamente anche al Governo, che dovrà fare sintesi tra le diverse esigenze, anche valutando le scelte assunte in altri Paesi.

Nell’immediato dovete contribuire a dare liquidità di emergenza alle imprese. Poi dovrete finanziare i nuovi investimenti. Le attuali regole dei tanti regolatori lo consentono o servirebbe una più decisa moratoria delle regole?

La Bce ha annunciato una serie di misure temporanee straordinarie, di portata oggettivamente rilevante. I vincoli sul capitale e sulla liquidità sono stati allentati in modo significativo. Quindi il problema oggi non è rappresentato da un contesto regolamentare ostile all’erogazione di credito da parte delle banche, che inoltre possono attingere al Tltro, che è stato molto rafforzato. Il problema piuttosto sta nella crisi dell’economia reale, nella contrazione del Pil e nel taglio degli investimenti da parte delle imprese. Però, ripeto, per mitigare gli effetti della crisi, occorre innanzitutto provvedere alla liquidità delle imprese. Questa è la priorità.

Siete una public company che, dopo i recenti crolli di Borsa, capitalizza meno di due miliardi. Temete una scalata?

Il manuale del buon presidente prevede che si presti sempre attenzione all’ipotesi di un’operazione ostile. Io cerco di essere diligente, ma confesso di dedicare quasi tutte le mie attenzioni su altri aspetti: ciò che dobbiamo e possiamo fare per garantire la salute e la sicurezza di tutte le persone di BancoBpm e per sostenere i nostri clienti, famiglie e imprese, in questo momento così difficile. Potrei ipotizzare che gli altri presidenti, anche quelli potenzialmente ostili, ammesso che esistano, si stiano comportando nello stesso modo, ma preferisco non farlo, perché non è detto sia così.

Intesa Sanpaolo ha in corso un’Ops per acquisire la vostra rivale Ubi Banca. Dovesse andare in porto, sarete soddisfatti perché avrete un diretto concorrente in meno o preoccupati per la creazione di un possibile oligopolio del credito?

Naturalmente non ho commenti sull’Ops di Intesa su Ubi. Più in generale, mi limito ad osservare che un mercato troppo frammentato difficilmente possa essere efficiente. Ma lo stesso penso possa accadere se un mercato è troppo concentrato. Questa in fondo è la logica che ha ispirato la banca di cui da pochi giorni sono presidente: BancoBpm è il frutto di una serie di aggregazioni, che l’hanno condotta a diventare il terzo gruppo bancario del Paese; non credo che il consolidamento sia finito, e noi speriamo di poterne essere protagonisti.

Ai suoi azionisti cosa si sente di dire? In questa fase sono trascurati rispetto agli altri stakeholders della banca?

Il fatto che in questa fase la priorità sia la tutela dei clienti non contrasta con gli interessi degli azionisti. Anzi. Io poi credo talmente nelle potenzialità di BancoBpm che, malgrado la fase difficile dei mercati, ne sono diventato subito azionista (il mese scorso ha acquistato azioni BancoBpm con un investimento di circa 4 milioni di euro, ndr).

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