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Intervista «I soldi all’estero non si potranno più toccare Chi pensa di farla franca è un irresponsabile»

«È assolutamente indispensabile la riapertura dei termini che scadono il 30 settembre per regolarizzare i capitali nascosti all’estero (la voluntary disclosure, ndr). Serve un decreto ad hoc del governo». Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, commenta così l’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera a Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate. 
Come sta andando la voluntary?
«Credo che verranno presentate ancora molte domande. E credo che l’operazione avrà successo per i contribuenti, per i commercialisti che hanno seguito i loro clienti e anche per lo Stato. La richiesta di una proroga l’ho fatta anche al ministro dell’Economia Padoan la scorsa settimana proprio per non vanificare il lavoro fatto e per garantire il buon esito della procedura, sia in termini di gettito, sia in termini di emersione di attività sconosciute al Fisco. E poi ci sono pure ragioni tecniche che suggeriscono la proroga».
Può essere più preciso?
«Sono stati chiariti dubbi interpretativi rilevanti in due circolari solo il 2 e il 28 agosto, cioè come dire ieri. È stato reso disponibile solo il 27 agosto il waiver svizzero per inviare all’Agenzia delle Entrate dati e posizione. Inoltre è del 2 settembre l’entrata in vigore della norma che sterilizza il raddoppio dei termini per l’accertamento: così solo da questa data molti si sono attivati per la voluntary disclosure , che evita problemi penali. Per questo molte domande arriveranno al fotofinish».
Quindi serve altro tempo?
«A differenza dei condoni e dello scudo fiscale, che erano una specie di fotografia, con la voluntary si ripercorre come in un film la vita fiscale del contribuente. Quindi è una operazione molto complessa, che richiede calcoli atroci».
Questa sarà davvero l’ultima occasione per mettersi in regola?
«Condivido pienamente le parole della Orlandi: è da incoscienti e, aggiungo, da irresponsabili non aderire alla voluntary . È cambiato l’atteggiamento di tutti gli Stati sui paradisi fiscali che ora si chiameranno “Stati canaglia”».
La stessa Orlandi ha raccontato che lei lo ha spiegato con l’esempio di Panama. Chi continuerà a tenere soldi lì, cosa rischia?
«Dopo l’introduzione del reato di autoriciclaggio, dal 30 settembre i soldi all’estero saranno di fatto non più disponibili. E chi ha i soldi a Panama o in qualche altro Stato, se li potrà spendere solo lì, rischiando un po’ la vita. Ma se li spenderà altrove rischia l’accusa di autoriciclaggio».
E i capitali nascosti al Fisco in Italia?
«Mentre c’è molto interesse sulla voluntary per i capitali all’estero, non ho avuto la stessa sensazione per quelli interni. Ma certe scelte vanno fatte con grande attenzione: per questo condivido le perplessità della Orlandi sulle ipotesi di evasione. E credo sia meglio sanare anche quello che non era stato dichiarato in passato. Il discorso infatti riguarda anche l’evasione interna: l’accusa di autoriciclaggio vale per entrambi i casi. Bisogna farsi bene i conti. Il Fisco è amico dei contribuenti, non degli evasori».
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