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Intervista ad Andrea Foschi: «Proroga di un anno per tutte le piccole»

«Situazioni di rischio non vuol dire automaticamente attivazione delle procedure di allerta o segnalazione all’Ocri. In caso di patrimonio netto negativo, esiste una miriade di soluzioni possibili che prescindono da quanto previsto dal Codice della crisi: dall’incremento di capitale alla conversione di voci in bilancio». Andrea Foschi, componente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti con delega alla crisi d’impresa è convinto che gli Sos saranno molto più bassi rispetto al bacino potenziale censito dal Cerved. Ma è anche convinto che le trasformazioni necessarie per il successo della riforma disegnata dal nuovo Codice della crisi, che del fallimento ha cancellato anche il nome, richiedano tempo.

Nel Dlgs correttivo messo a punto dal ministero è prevista una proroga di sei mesi (a febbraio 2021) dell’entrata in vigore delle procedure di allerta per le imprese non obbligate ad avere l’organo di controllo (4 milioni di attivo, altrettanti di ricavi e 20 dipendenti). È sufficiente?

Per il sistema imprese quella disegnata dal Codice della crisi è una vera e propria rivoluzione. Ben venga questa apertura ma non basta: per l’obbligo di segnalazione serve una proroga di un anno che riguardi una platea più ampia di imprese, fino al limite dalla piccola Ue (fatturato di 10 milioni, 10 milioni di ricavi e 50 addetti). Questo, fra l’altro, consentirebbe ai nuovi sindaci o revisori di far capire quanto il loro lavoro sia utile.

Solo il 27% della platea di Srl obbligate a nominare l’organo di controllo in base ai nuovi parametri previsti dal Codice della crisi, si è messa in regola…

Abbiamo chiesto fino all’ultimo di prorogare la scadenza del 16 dicembre all’assemblea di approvazione del bilancio, perché era assurdo, e continua ad esserlo, nominare un organo di controllo a fine anno, rendendolo responsabile di un esercizio(il 2019) in cui non è stato presente. Ma, purtroppo, se la normativa non cambia o non arrivano ulteriori chiarimenti, la revisione dovrà comunque riguardare il bilancio 2019, anche se l’incarico viene affidato nel 2020. Per questo le aziende stanno cercando di capire come muoversi.

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