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Intervento salva imprese: la Fed fa rimbalzare le Borse

Non c’era riuscito lo (scarno) annuncio dell’Eurogruppo di lunedì notte. Ha prodotto un fuoco di paglia sulle Borse persino la notizia secondo cui il Tesoro Usa sta aggiungendo 850 miliardi di dollari alle misure di stimolo per l’economia. Ma alla fine l’ennesimo intervento della Federal Reserve, questa volta mirato a salvare un mercato poco noto come quello delle “commercial paper”, è riuscito a far chiudere le Borse europee con il segno più: Milano +2,23%, Londra +2,79%, Francoforte +2,25%. Ed è riuscito a dare la spinta a anche a Wall Street dopo il lunedì nero, che ha segnato la peggior seduta dal 1987 per al Borsa statunitense. Motivo: per la prima volta la Fed interviene in maniera mirata sui veri malati di questa crisi, cioè le imprese Usa in crisi di liquidità.

Commercial paper

Vari indicatori evidenziavano da giorni il problema. C’è per esempio un indice, il “cross currency basis swap”, che è tracollato ai minimi dal 2009. Senza entrare in tecnicismi, si tratta di un campanello d’allarme forte: indica che nel mondo c’è scarsità di dollari. «Questo può essere collegato a situazioni di stress di tesoreria delle imprese Usa – osserva Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim -. Successe anche nel 2008 e nel 2011-12». C’è poi un altro indicatore, ancora più eloquente: lo spread sulle “commercial paper” (strumenti molto usati dalle imprese Usa per reperire finanziamenti) è salito vertiginosamente.

Unendo le due cose, emerge un messaggio evidente: le aziende Usa, che per tradizione si finanziano più sul mercato che in banca, faticano a reperire liquidità. O, peggio, ce ne sono alcune già in crisi. Ecco perché l’intervento della Fed di ieri ha avuto un effetto positivo sulle Borse: perché per la prima volta la banca centrale è andata chirurgicamente su un problema potenzialmente devastante. «La medicina questa volta è mirata al malato», sintetizza Cesarano.

Vix sui massimi

Ma il livello di stress resta alle stelle. Lo dimostra l’indice Vix: l’indicatore che monitora la volatilità dei mercati è salito ieri a quota 83 dai 14 punti di appena un mese fa, superando anche i livelli toccati durante la crisi di Lehman Brothers nel 2008. Non era mai accaduto. Questo indice è importante perché è preso come parametro da molti algoritmi e molti fondi per misurare il livello di rischiosità sul mercato. L’aumento del Vix forza dunque tantissimi investitori a vendere automaticamente azioni e a cercare cash per riequilibrare la rischiosità media del portafoglio. Questo è causa ulteriore di crolli sui mercati. Finché non cala il Vix, dunque, difficilmente ci sarà stabilità.

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