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“Intervenire su orari di lavoro e permessi”

Una riunione interlocutoria, di scenario. Ma clima sereno e costruttivo. La prima riunione per stilare un patto sulla produttività tra i presidenti di Confindustria, Abi, Ania, Rete imprese Italia e i segretari di Cgil, Cisl e Uil si chiude così. Tutto rimandato a venerdì, quando i “tecnici” di imprese e sindacati proveranno a comporre le differenze e mettere nero su bianco una bozza di intesa da siglare, improrogabilmente, la settimana prossima. Entro mercoledì, al massimo, per consentire al presidente Monti di portare l’accordo al vertice Ue del 18 ottobre.
La riunione prevista per oggi, intanto, è stata annullata. I sindacati hanno chiesto tempo per esaminare il “Documento delle parti sociali per la produttività” che ieri le imprese hanno illustrato a Camusso, Bonanni e Angeletti. Confindustria, piuttosto infastidita dalla diffusione della bozza, nega che si tratti di un vero e proprio documento. Quanto di «proposte e idee», una sorta di piattaforma aperta per la discussione. Anche Bonanni, segretario Cisl, ne nega l’esistenza e si dice fiducioso per «un accordo entro il 18». «Non ci hanno presentato nulla,
abbiamo fatto una discussione, loro hanno esposto dei ragionamenti noi ne abbiamo fatti degli altri», ribadisce anche Camusso,
segretario Cgil. Più realistico Angeletti, segretario Uil: «C’è un proverbio tedesco che dice “il diavolo si nasconde dietro i particolari”.
Non abbiamo ancora discusso i particolari».
Il documento tuttavia esiste. E punta a «incrementare e rendere strutturali» tutte le misure per «incentivare la contrattazione di secondo livello che collega parte della retribuzione al raggiungimento di obiettivi di produttività, di qualità, di redditività, di innovazione ». In particolare, le imprese guardano a forme contrattuali flessibili, «in risposta alle esigenze dei mercati». E chiedono di poter rivedere «durata media e durata massima settimanale degli orari », semplificando «la normativa sui tempi di lavoro», intervenendo anche «sulla disciplina dei permessi ». Punto cruciale è il «superamento degli automatismi contrattuali » e una «chiara delega al secondo livello di contrattazione », soprattutto per gli aumenti. Mentre il contratto nazionale collettivo definirà solo «condizioni e modalità». Tra le richieste, anche quella di «prevedere l’assegnazione del dipendente a mansioni inferiori».

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