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«Internet veloce, serve un’intesa europea»

Due numeri per misurare il ritardo italiano. Dice l’Agenda digitale, il programma sulle nuove tecnologie lanciato dall’Unione Europea ormai tre anni fa e raccolto da noi con una certa calma, che entro il 2015 un cittadino su 4 dovrebbe «parlare» online con la pubblica amministrazione senza fare più la fila agli sportelli. La media europea è al 22%, l’Italia è ancora all’8%. Sempre nel 2015 le persone che non hanno mai usato internet dovrebbero scendere al 15%, la media europea è al 22% mentre in Italia gli «analfabeti digitali» rappresentano ancora il 38%. Secondo il presidente del consiglio Enrico Letta «siamo in ritardo ma possiamo ancora recuperare» e anzi dobbiamo farlo visto che la digitalizzazione è «fondamentale per la crescita». Ed è per questo che Confindustria digitale, la costola dell’associazione degli imprenditori nata per promuovere l’economia digitale, chiede di trasformare tutti gli obiettivi dell’Agenda da semplici raccomandazioni in obiettivi vincolanti: «C’è una grande occasione per farlo — dice il presidente Stefano Parisi — e cioè il consiglio europeo del prossimo 24 ottobre dedicato proprio all’internet economy. Il fiscal compact ha reso possibile le politiche di rigore con misure dure, necessarie, che certo non hanno favorito la crescita dell’economia. Adesso è arrivato il momento di un digital compact».
Sarebbe l’ennesima applicazione della teoria del vincolo esterno: l’Italia ha bisogno di qualcuno che la obblighi a fare quello che da sola non riesce a realizzare. Lo dice con parole tonde («l’Italia ha bisogno di vincoli esterni») il presidente della Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini che fa un passo in più: «Il governo dovrebbe affidare a tre esperti internazionali la valutazione delle nostre infrastrutture di rete». E lo ripete il vice ministro per lo Sviluppo economico Antonio Catricalà: «Avere ulteriori vincoli esterni può solo aiutarci». Forse insieme a un’altra proposta di Parisi, il presidente di Confindustria digitale: «Gli investimenti sul digitale andrebbero calcolati fuori dal patto di Stabilità», il tetto alla spesa dei singoli Stati imposto da Bruxelles per tenere sotto controllo il rapporto fra deficit e Pil, il prodotto interno lordo. Anche questo un vincolo esterno. Ma dagli effetti non sempre positivi.

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