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Internet si spegne Per un’ora si teme maxi attacco hacker “È solo un incidente”

Per un’ora, guardando attraverso la lente dei social network, è sembrato un assaggio della fine del mondo. Le voci di un cyberattacco su scala mondiale si sono diffuse in Rete e rilanciate dai media, mentre i siti di alcuni giganti come Cnn, Twitch, Guardian, Amazon, Hulu, Reddit, Shopify, Bbc, Vimeo, PayPal, diventavano irraggiungibili. Il Web era sotto scacco e alle dieci di mattina si stava spegnendo. A qualcuno è tornato in mente il romanzo del 2014 di Wayne Gladstone, intitolato Internet Apocalypse, nel quale si raccontava della scomparsa improvvisa del World Wide Web con i cittadini nel panico, l’economia paralizzata e il mondo sull’orlo del caos. Con qualche ragione: il G7 è alle porte, Joe Biden e Vladimir Putin si incontreranno a Ginevra il 16, e di recente sono stati attaccati dagli hacker russi il colosso della carne amricano Jbs, l’oleodotto americano della Colonial Pipeline e il sistema sanitario irlandese. Insomma, si fosse trattato davvero di un’offensiva criminale non sarebbe poi stato così strano. Anche perché in quelle stesse ore si veniva a sapere che l’Fbi, assieme ad una coalizione internazionale di agenzie investigative fra le quali Europol e quelle di Australia e Nuova Zelanda, smantellava con la “Operation Trojan Shield” una rete di ottocento presunti criminali in 16 Paesi grazie da una chat criptata chiamata Anom usata dai malviventi ma che in realtà era gestita dalle forze dell’ordine.«La causa del crollo momentaneo di una parte della Rete pare sia dovuto ad guasto, un problema tecnico », racconta Andrea Pompili, direttore scientifico di Cy4gates, azienda del gruppo Elettronica specializzata in sicurezza informatica. «Si è verificato in un servizio cloud, Fastly. Più precisamente nella sua rete globale di distribuzione (Cdn). O almeno questo è stato detto. Non credo ammetterebbero mai, per una questione di reputazione, di aver subito un attacco. Ma in ogni caso, qualsiasi sia stata la causa, questa è la dimostrazione che il cloud è un ecosistema dove ognuno fa un pezzo come la Fastly rispondendo a regole diverse secondo il Paese. Solo il fatto di esercì accorti solo ora che esiste Fastly e che la sua tecnologia è organica a tutti questi siti, dovrebbe portare ad una riflessione più approfondita anche sulle cause del malfunzionamento ». Fastly, fondata nel 2011 a San Francisco, fornisce i suoi sistemi di “edge cloud” ad aziende di tutto il mondo. Rispetto ai grandi data center, questi sistemi sono posizionati vicino al cliente e permettono di velocizzare lo scambio di dati. Peccato che qualcosa sia andato storto. «Abbiamo identificato una configurazione del servizio che ha innescato interruzioni tra i nostri Pop (punti di presenza) a livello globale », ha spiegato l’azienda in un comunicato. «La nostra rete globale sta tornando online». L’interruzione è durata circa un’ora, abbastanza per aver cerato danni seri. La Bbc stima che molte delle compagnie coinvolte possano aver subito perdite anche per 250mila dollari. «Questo evidenzia l’importanza e il significato di queste società di servizi così diffuse e di ciò che rappresentano », ha commentato Jake Moore, specialista della società di cybersicurezza inglese Eset.Nella sua complessità tecnica il mondo digitale a volte è vulnerabile specie quando un settore come quello del cloud e dell’edge cloud è concentrato in poche mani e gestito da poche tecnologie. Non è stata l’apocalisse di Internet descritta da Gladstone, ma ne ha dato un’idea.Fortuna, verrebbe da dire, che la fragilità del digitale funziona in diverse direzioni e gli errori li fanno tutti. Uno, madornale, è stato quello delle 800 persone arrestate da Europol, Fbi e dalle altre agenzie nell’operazione Trojan Shield. Sequestrate oltre otto tonnellate di cocaina, 22 di cannabis e due di droghe sintetiche, oltre a 250 armi da fuoco, 55 veicoli di lusso e 48 milioni di dollari in varie valute. Il tutto grazie ad una chat criptata, Anon, fatta adottare dagli agenti infiltrati alle organizzazioni criminali. Sembrava sicura, non tracciabile, e invece le agenzie governative hanno letto oltre 20 milioni di messaggi di quasi 12mila persone in 90 Paesi. «Storia a suo modo incredibile», sottolinea Marco Ramilli, fondatore della Yoroi di Bologna, una delle aziende italiane di cybersecurity più promettenti. «La collaborazione tra servizi e forze di polizia internazionali è la vera arma per scovare criminali che si muovono e si organizzano in un ambiente che per definizione non ha confini». Un ambiente che ogni tanto può anche inciampare per problemi tecnici o per un attacco malgrado ormai sia integrato nella società ad ogni livello.

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