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Internet, il governo cambia il piano

A nemmeno 48 ore dalla presentazione ufficiale, è già cambiato il piano per la banda ultralarga. Sui siti di Palazzo Chigi, del ministero per lo Sviluppo economico e dell’Agenzia per il digitale da ieri appare una versione diversa da quella pubblicata martedì. Un testo più dettagliato, in cui sono state introdotte anche diverse novità. In corsa è stata inserita una parte che mancava: la definizione del «cluster» numero 4, ossia di una delle quattro aree di intervento in cui è stato suddiviso il Paese, che riguardava le zone a «fallimento di mercato», nelle quali solo il governo può garantire una connessione a 30 mega. Ora c’è. 
Ma la parte più rilevante riguarda le modifiche a cominciare dal paragrafo, tutto nuovo, intitolato «I vincoli comunitari: cosa non è possibile fare», in cui il governo esplicita per la prima volta l’impossibilità di «ipotizzare il controllo integrale da parte di un operatore integrato su tutta la nuova rete sovvenzionata con aiuti pubblici». Il senso è semplice: Telecom Italia non potrà godere di incentivi o contributi pubblici a meno che non separi la rete. Un vincolo non indifferente, oltreché spinoso come tutte le vicende che riguardano la rete di Telecom. È stato introdotta anche una clausola «wholesale only» che consente a chi realizza la rete per vendere connettività all’ingrosso «la possibilità di prevedere il rifiuto di accesso alle infrastrutture passive per proteggere gli investimenti fatti». Prerogativa di cui godrebbe per esempio Metroweb, che avrà piena discrezionalità nel concedere il passaggio sulle proprie infrastrutture (canaline, cavi), ma non Telecom poiché vende connettività sia all’ingrosso sia ai singoli clienti residenziali.
Nella nuova versione è sparita inoltre la quantificazione degli incentivi, i «voucher», per i quali era stata indicata una stima di 1,7 miliardi. Ora si parla genericamente di «incentivi economici alla domanda», ma soprattutto vengono limitati ai progetti di migrazione dal rame alla fibra ottica, ossia al famigerato «switch off» previsto dal decreto sulla banda larga, che aveva scatenato una ridda di polemiche. Viene poi introdotta una differenziazione dei voucher a seconda della tecnologia scelta, che non era prevista nella prima versione. Secondo gli addetti ai lavori, inoltre, dal nuovo testo emergerebbe una corsia preferenziale per chi utilizzerà la tecnologia Ftth, quella che porta la fibra fino a casa, ritenuta attualmente l’unica a disposizione di tutti gli operatori in grado di garantire oltre 100 mega di velocità. Obiettivo che viene indicato per la prima volta nel capitolo «Gli strumenti del Piano», in cui un nuovo paragrafo indica la necessità di «incrementare le sottoscrizioni a Internet con collegamenti a più di 100 mega fino a raggiungere almeno il 50% della popolazione».

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