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“Internet è totalizzante ora datemi nuovi poteri sulla privacy e l’antitrust”

Nuove regole per difenderci dai giganti del web, auspica Laura Boldrini. Nuovi poteri per combatterli, chiede Angelo Cardani. La presidente della Camera, introducendo ieri a Montecitorio la relazione annuale dell’Autorità per le comunicazioni, ritorna su un tema a lei caro. Quello dei colossi di Internet «che promettendoci tutto gratis entrano in modo suadente a controllare i nostri dati, dunque le nostre vite». E il presidente Ag- Com non si lascia sfuggire l’occasione. Ricorda, soprattutto al governo, che l’Authority per essere efficace in un quadro che cambia alla velocità della luce tra WhatsApp, Viber, Skype e mille altre diavolerie – ha bisogno di una «regolazione 2.0». Una nuova AgCom, dunque. Laddove «l’estensione dei poteri » non è un tabù. Anche dovesse comportare l’assegnazione (almeno in parte) di quelli antitrust e della privacy, fa intendere Cardani. Come accade con la britannica Ofcom. Qui non si tratta solo di proteggere «le minoranze oggetto di campagne di odio, le donne sottoposte a violenze e oscenità, i ragazzi e le ragazze vittime di cyberbullismo», come indica la Boldrini. Ma anche di tutelare il mercato europeo e nazionale. Cardani cita il regolamento per la tutela del diritto d’autore online , emanato dall’Authority nel mese di marzo, come uno degli esempi di questa nuova possibile stagione dell’AgCom. «In questi tre mesi, numerose procedure si sono concluse con l’adeguamento spontaneo di uploader, provider e gestori di siti Internet alle richieste dell’Autorità». Come a dire: funziona. Ma al di là della pirateria, elenca Cardani, ci sono «gli Over the top (come Google e Amazon, ndr), l’Internet delle cose, i Big data e gli Open data» – tema caro ai governi nell’era Snowden – e poi l’universo delle app. Praterie sterminate e senza regole.

Nel frattempo, il mercato delle comunicazioni anche nel 2013 arretra. I ricavi scendono del 10%, quasi 5 miliardi e mezzo in meno. La crisi persiste, il calo della pubblicità è ancora forte, la spesa degli utenti è scivolata giù del 9% (la telefonia mobile arretra di più e raggiunge i livelli della fissa). La ridotta torta italiana da 56 miliardi finisce per lo più nelle tasche degli operatori di tlc (34,5 miliardi). E si ripartisce – come succede anche a livello globale – per l’80% a tlc e broadcasting (radio e tv) e il 20% a poste ed editoria. In generale però, i prezzi per gli utenti sono crollati, nel campo delle tlc: -44% negli ultimi 15 anni. Una buona notizia. Anche i monopòli sono stati scalfiti, se ad esempio – come si legge nella relazione – per la prima volta la quota di mercato di Telecom nella telefonia fissa scende sotto il 50% (al 49,01%), giusto tre mesi fa.
Per quanto riguarda le televisioni, ricavi in picchiata, ma non per tutti. Mediaset perde l’8,2%, scendendo a 2,2 miliardi nel 2013. La Rai accusa l’1,6% in meno e passa a 2,3 miliardi. Mentre Sky è prima, quanto a fatturato (2,6 miliardi), ma scivola del 3,5%. In forte ascesa invece due “formiche” del piccolo schermo: Cairo con la7 passa da 37 a 136 milioni (+269%) e Discovery da 60 a 125 milioni (+111%). Sale anche la febbre per Internet. Gli utenti unici italiani sono aumentati del 10%, l’anno scorso. E la penetrazione della Rete ha superato la metà della popolazione. L’annuncio dato ieri da Cardani sul bando di gara per i servizi wireless broadband predisposto dal ministero dello Sviluppo tre giorni fa – per le frequenze a 26 e 28 gigahertz, dovrebbe migliorare il quadro.
Infine le sanzioni. Nel 2013 AgCom ha avviato 30 nuovi procedimenti e incassato oltre 3 milioni di euro (+20%). Mentre 25 milioni sono tornati nelle tasche degli utenti che hanno presentato oltre 70 mila istanze di conciliazione.
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