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Intermittenti in ritardo

Annunciate ufficialmente il 9 agosto, derogate il 13 dello stesso mese e poi ancora il 14 settembre. Le modalità “semplificate” per notificare le chiamate dei lavoratori intermittenti da allora non sono state più oggetto di comunicazioni da parte del ministero del Lavoro e convivono con i canali “provvisori” indicati dallo stesso dicastero il 18 luglio.
La riforma Fornero ha introdotto per le aziende l’obbligo di comunicare alle direzioni territoriali del Lavoro, tramite sms, fax o posta elettronica, la durata di ogni prestazione lavorativa svolta nell’ambito di un contratto intermittente (articolo 1, comma 21 della legge 92/2012). Con la circolare del 18 luglio il ministero ha attivato tale procedura tramite email e fax. Successivamente, con nota del 9 agosto, è stato stabilito che tali modalità dovessero essere sostituite da procedure centralizzate gestite direttamente dal ministero, tramite fax, sms o email a partire al più tardi dal 17 agosto. Peccato, però, che tali nuove procedure, messe a punto «per agevolare tale comunicazione», siano risultate di difficile utilizzo per i datori di lavoro e, a seguito delle proteste arrivate dalle associazioni di categoria, il 13 agosto è stato deciso di far convivere le nuove procedure con le vecchie, fino al 15 settembre. Ma il 14 settembre è arrivata una nuova proroga «anche al fine di definire interventi di maggior semplificazione dell’obbligo in questione» fino a data da destinarsi e a oggi il ministero non ha fornito ulteriori indicazioni. Delle nuove procedure ulteriormente aggiornate, insomma, non si ha più notizia e quelle del 18 luglio continuano a convivere con quelle del 9 agosto. A metà settembre il ministero aveva fatto sapere che si stava lavorando per “tematizzare” i canali, in modo da dedicare per esempio gli sms ai testi più semplici. Ma i tempi si sono allungati, come a dire che prevedere la semplificazione con una legge è una cosa, attuarla può dimostrarsi più difficile del previsto.
Da una verifica sul campo presso i datori di lavoro emerge che la stragrande maggioranza continua a inviare le informazioni tramite fax ed email alle direzioni territoriali del Lavoro. Nonostante siano state messe a punto con la volontà di semplificare, le nuove procedure risultano troppo complesse e a rischio di errore, come nel caso degli sms, che nelle intenzioni del legislatore sarebbero dovuti essere la via preferenziale. Invece basta fare una prova per capire che digitare nomi, date, codici ed email non è del tutto facile.
Delle “nuove” modalità, così come sono state definite finora, fanno sapere le aziende, non se ne sente il bisogno, anche perché richiedono la conoscenza del codice delle comunicazioni obbligatorie con cui molti imprenditori hanno poca dimestichezza. Non c’è preclusione nei confronti delle novità, purché ci sia una semplificazione effettiva. L’auspicio che arriva da Confcommercio, per esempio, è che in futuro sia possibile identificare i lavoratori semplicemente con il codice fiscale.

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