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Interessi, tribunali spaccati

di Marco Bellinazzo

Sull'anatocismo e la prescrizione abbreviata introdotta dal milleproroghe dovrà pronunciarsi la Corte costituzionale. E sarà una decisione quanto mai utile, visto che sul conteggio dei tempi entro i quali è possibile ottenere il rimborso degli interessi "extra" pagati alle banche si sta assistendo con il passare delle settimane a un vero e proprio scontro tra tribunali. A discapito della certezza del diritto e delle migliaia di cause in corso.

A fine febbraio con il maxi-emendamento al milleproroghe (legge di conversione n. 10/11, articolo 2, comma 61), è stata approvata una norma interpretativa in base alla quale «la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa». E non dalla chiusura del conto corrente, come indicato a fine 2010 dalla Cassazione (data normalmente di molto posteriore). Le associazioni dei consumatori hanno subito rilevato che con questa nuova impostazione si rischia di vanificare i diritti di chi da anni è impegnato in battaglie legali contro le banche. Applicando il nuovo regime – spiegano – non si potrebbe ottenere il rimborso degli interessi versati in base a una clausola anatocistica nulla, trascorsi 10 anni dalla data del versamento nel conto corrente fatto per coprire l'addebito degli interessi anatocistici. Per tutti i singoli versamenti effettuati negli anni Novanta, visto che siamo nel 2011, il timing sarebbe già scaduto e le liti aperte sarebbero destinate a chiudersi con un nulla di fatto.

Appena una decina di giorni dopo il debutto della nuova disciplina – il 27 febbraio – il Tribunale di Benevento ha impugnato la legge n. 10/11, promuovendo d'ufficio una questione di legittimità costituzionale. Seguito a ruota, il 14 marzo, dal Tribunale di Brindisi. Altri uffici giudiziari hanno optato invece per la disapplicazione del nuovo regime di prescrizione ai processi in corso. Lo scorso 29 marzo, il Tribunale di Ferrara, ha sancito, per esempio, che «appare doverosa una interpretazione costituzionalmente orientata della norma che ne escluda quantomeno la applicazione ai rapporti instaurati prima della sua entrata in vigore, come quello di cui è causa». E in termini non dissimili si è espresso il 24 marzo il Tribunale di Brescia.

A favore della legge n. 10/11 si è pronunciato, al contrario, il tribunale di Milano con due decisioni del 4 e del 7 aprile che hanno liquidato come manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale. I giudici milanesi ritengono che questa legge punti solo a «ribadire tempi prescrizionali certi di messa in discussione delle annotazioni in conto corrente» e che in tema di anatocismo la prescrizione delle azioni ripetitorie decorra «dalla data di annotazione in conto di singole rimesse illegittimamente poste a debito, e non già dalla data di chiusura del conto (come affermato nella pur prevalente giurisprudenza di merito, in linea con le pronunce della Corte di legittimità)». Di conseguenza, «il correntista non potrà comunque estendere le proprie contestazioni alle annotazioni risalenti a oltre 10 anni dal primo atto interruttivo».

Spetterà, in definitiva, alla Consulta decidere della coerenza costituzionale della legge 11/10 e implicitamente chiarire se è più corretto l'orientamento del tribunale di Milano che sposa le indicazioni del milleproroghe – prescrizione collegata alle singole annotazioni – o quello prevalente negli altri tribunali e in Cassazione che aggancia i 10 anni della prescrizione alla chiusura del conto

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