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Interessi passivi, l’Irap è «doppia»

Tassabili ai fini Irap gli interessi passivi capitalizzati nelle immobilizzazioni, ancorché si tratti di oneri indeducibili. Verranno conseguentemente dedotte le quote di ammortamento calcolate sul valore incrementato. Il chiarimento giunge con la circolare 26/E, diffusa ieri, con cui l’agenzia delle Entrate prende in esame alcune problematiche nella determinazione dell’imponibile regionale delle società di capitali.
L’agenzia delle Entrate torna, a distanza di tre anni dalla prima applicazione, a occuparsi della quantificazione dell’Irap delle società di capitali che, a far tempo dalle dichiarazioni presentate nel 2009, è esclusivamente basata sulle regole contabili. Gli aspetti affrontati nella circolare 26/E riguardano questioni e casi particolari, restando ancora da risolvere alcune tra le più diffuse questioni, come ad esempio la rilevanza dei costi non inerenti o non di competenza, la deducibilità di sanzioni ed erogazioni liberali o il trattamento dei benefit a dipendenti e classificati in voci diverse dalla B9.
La circolare chiarisce in primo luogo il trattamento da riservare alle svalutazioni di immobilizzazioni materiali. L’importo stanziato a bilancio, essendo classificato in una voce non rilevante, non è deducibile, dovendosi stabilire se la svalutazione possa, e in che modo, essere recuperata successivamente in via extracontabile.
Adottando una soluzione logica, le Entrate precisano che, per le svalutazioni operate dal 2008, le società possono, negli esercizi successivi, portare a riduzione dell’imponibile l’ammortamento calcolato sul valore del bene prima della svalutazione. Il periodo di recupero sarà quello contabile, cioè il numero di anni di vita utile residua. Nel più frequente caso in cui il periodo di ammortamento non venga modificato a seguito della svalutazione, l’impresa continuerà a dedurre una quota annua esattamente pari a quella che veniva stanziata e dedotta prima della svalutazione. Ad esempio, per un cespite di valore pari a mille, ammortizzato con aliquota 10% (quota di 100 all’anno), che viene svalutato di 300 (portando il valore attivo a 700), la società dedurrà ancora 100, di cui 70 (10% di 700) imputati in bilancio e 30 mediante variazione in diminuzione. Queste regole – aggiunge la circolare – si applicano anche alle imprese Ias.
Sempre in materia di immobilizzazioni, la circolare chiarisce il trattamento da riservare alla capitalizzazione di interessi passivi e spese del personale, oneri, come noto, indeducibili dalla base regionale. L’imputazione alla voce A4 (provento), indicata dai principi contabili, fa sì che la capitalizzazione concorra automaticamente alla formazione dell’imponibile Irap, ponendosi il problema se, trattandosi di iscrizione di oneri non dedotti, si possa o meno operare una variazione in diminuzione.
L’Agenzia esclude questa possibilità confermando che la capitalizzazione degli interessi e delle spese del personale (anche qualora non dovesse transitare dalla voce A4) deve comunque essere assoggettata a Irap, con la conseguenza che le successive quote stanziate sul maggior valore iscritto all’attivo risulteranno pienamente deducibili dalla base imponibile.
Altro argomento trattato dalla circolare riguarda le certificazioni da rilasciare per la deduzione dei costi del personale addetto alla ricerca e sviluppo. Il richiamo alle formalità previste dal Dl 79/97 – precisa l’Agenzia – si deve intendere riferito alla sola stesura dell’attestazione da parte del presidente del collegio sindacale o di altro professionista abilitato e non anche alla perizia giurata prevista in tale norma.

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